Crisi Amt, associazioni e comitati sulle barricate: “No ai tagli, così si perderanno utenza e ricavi”

Genova. “Occorre un totale cambio di rotta, il piano va completamente rivisto. Occorre investire per incrementare il servizio, non per tagliarlo“. Mentre infuria la protesta dei sindaci dell’entroterra contro l’operazione lacrime e sangue per le linee extraurbane di Amt (prima l’alta Valpolcevera, poi la Valle Stura) con tanto di spaccatura palese all’interno del Pd, è il fronte dei comitati e delle associazioni a favore del trasporto pubblico a scagliarsi contro le decisioni prese dalla giunta Salis e dal management di via Montaldo per salvare l’azienda dal fallimento. Intanto domani a Tursi riprenderà il confronto coi sindacati.
Gli attivisti: “Da anni nessuna volontà di privilegiare il trasporto pubblico”
“La crisi Amt non è una novità – denunciano in una nota WWF Genova Città Metropolitana, Parents For Future, Comitato SiTram, Rete Famiglie Senz’auto, Associazione Amici di Ponte Carrega, Comitato Difesa Trasporti Valle Stura ed Orba, Associazione Utenti Trasporto Pubblico, Ecoistituto Reggio Emilia Genova e Associazione Pendolari Novesi -. Già al tempo della giunta Pericu si ricorse alla vendita delle dighe di proprietà comunale per rifinanziarla. Da allora si sono susseguiti innumerevoli errori e trascuratezze molto gravi, basti pensare all’affidamento della manutenzione dei veicoli alle imprese costruttrici, che non hanno alcun interesse a prolungare la vita utile dei mezzi, la vendita della rimessa di Boccadasse, che ha portato liquidità ma ha costretto i bus delle linee del Levante a percorrere lunghe tratte a vuoto, all’aver lasciato i filobus lunghi 12 metri a deteriorarsi all’aperto quando avrebbero potuto ancora essere venduti o avrebbe potuto essere utilizzati estendendo il bifilare”.
“Più in generale – ricordano i sottoscrittori del comunicato stampa congiunto – non c’è stata alcuna volontà di privilegiare il trasporto pubblico, per il bene di tutta la città, anzi. Il servizio è andato sempre più degradandosi, con riduzioni di frequenze, corse saltate e autobus che si rompevano durante il servizio. Nel frattempo, venivano fatte scelte urbanistiche e di mobilità che incentivavano l’uso del mezzo privato. Tutto ciò ha comportato un progressivo e imponente abbandono del mezzo pubblico da parte dei cittadini e, di conseguenza, un grave calo delle entrate da tariffa. E mentre la città perdeva abitanti, aumentavano i veicoli circolanti, solo apparentemente un paradosso, ma conseguenza delle politiche comunali. Durante le giunte Bucci-Piciocchi i problemi di bilancio sono stati affrontati ricorrendo all’indebitamento (sia tramite finanziamenti bancari, sia non pagando i fornitori) e con artifici contabili, ma hanno portato all’esaurimento dei fondi spendibili e alla necessità di contributi pubblici urgenti” .
L’accusa: “Coi tagli calo dell’utenza e ulteriore calo dei ricavi, sarà un disastro”
Adesso finisce nel mirino il piano di risanamento che “non ha alcuna prospettiva di rilancio del trasporto pubblico” perché “si basa su tagli al servizio e al personale, il che, da un lato, porterà ad un calo dell’utenza e quindi ad un ulteriore calo dei ricavi da tariffa, dall’altro ad un calo dei contributi ministeriali, che sono legati ai chilometri percorsi. Sembra che Amt e l’amministrazione comunale pensino che chi usa i mezzi pubblici lo faccia perché non possa permettersi il veicolo privato, ma non è affatto così. Accanto a questo, prevede anche il pagamento solo parziale dei debiti ai fornitori, il che renderà più complicato ottenere nuovi servizi. Il disastroso progetto degli assi di forza si inserisce perfettamente nella logica del piano, avendo come obiettivo un taglio del servizio“.
Secondo gli attivisti che si battono da anni per il trasporto pubblico a Genova, il piano sarà “disastroso” perché porterà un ulteriore calo di utenza per Amt mentre nuovi utenti “passeranno al mezzo privato, con conseguenze gravi anche sul versante della sicurezza stradale”. Mano tesa ai sindaci dell’entroterra che stanno alzando la voce: “I tagli previsti comporteranno un ulteriore isolamento dell’entroterra, spopolamento e perdita di coesione sociale e territoriale. Ovvero, il contrario di quanto a parole si vorrebbe evitare”.
Perciò si chiede un’inversione di marcia: “L’obiettivo deve essere il recupero dell’utenza perduta, anche per invertire la spirale di mobilità insostenibile attuale. Occorre altresì un ricambio completo della dirigenza Amt ed un impegno serio del Comune e della Regione per portare ad un potenziamento del servizio e quindi a permettere a più persone di utilizzarlo”.
La battaglia sull’entroterra e lo scontro interno al Pd
Il piano di risanamento, in attesa dell’omologa del Tribunale, prevede nello scenario peggiore l’eliminazione di quasi 3 milioni di chilometri all’anno nel 2027 per poi risalire eventualmente nel prossimo futuro se i conti torneranno in ordine. A partire dal prossimo orario invernale, secondo quanto annunciato in Città metropolitana, il taglio per i servizi extraurbani varrebbe circa 2 milioni di chilometri rispetto agli attuali 9,4 milioni (ai quali andrebbero aggiunti 836mila chilometri di servizi esterni al contratto e 149mila della ferrovia Genova-Casella). In pratica una sforbiciata del 20%.
Negli scorsi giorni diversi Comuni sono insorti bollando il piano come “inaccettabile nel metodo e nel merito“. L’allarme riguarda soprattutto le corse utilizzate dagli studenti e le mancate coincidenze col trasporto ferroviario. La richiesta è netta: bloccare tutto, riaprire il confronto con l’entroterra e le riviere, definire una “soglia minima inderogabile di corse e copertura” per ogni territorio, così da non compromettere i collegamenti essenziali. Una rivolta trasversale, che tuttavia vede in prima linea anche esponenti del centrosinistra. Da qui il richiamo all’ordine della segreteria regionale e provinciale del Pd: attacchi definiti “fuori da ogni logica politica” perché “è una farsa che una situazione creata dalla destra possa passare come un problema generato in quest’anno dall’amministrazione comunale di Genova”.
Il vicesindaco Alessandro Terrile, intervistato da Repubblica, ha aperto alla possibilità di un confronto sui tagli e sull’aumento dei contributi richiesti ai Comuni. Ma ha sottolineato anche che “dal 2014 a oggi il servizio extraurbano è passato da 8,5 milioni di chilometri a 10,4 milioni e non è stato pagato nulla di differenza“.
Oggi incontro coi sindacati in azienda
Nel frattempo, martedì alle 9.30 è fissato un nuovo incontro tra sindacati e azienda nella sede di Amt. All’ordine del giorno soprattutto la riorganizzazione del servizio, che finalmente andrà incontro alla “rimodulazione” auspicata per mesi. Temi che dovranno poi intrecciarsi col dossier degli assi di forza, con le prime linee in partenza entro l’autunno e una prima revisione della rete che dovrà necessariamente scattare per garantire i risparmi previsti dal piano.




