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Galiano su “Il bacio” di Munch: “Quanto puoi avvicinarti a qualcuno prima di cominciare a perdere i tuoi confini?”

C’è una domanda che aleggia intorno alla vita di Edvard Munch: perché l’uomo che ha dipinto l’Urlo più famoso del mondo non si è mai sposato? Enrico Galiano, in un reel pubblicato sui social, prova a rispondere, e lo fa a modo suo, partendo da un quadro: Il bacio. Perché per capire Munch, forse, bisogna guardare come dipingeva l’amore.

Un amore che brucia e che spaventa

La vita sentimentale di Munch, come afferma lo stesso Galiano, è stata un campo minato: “Munch con l’amore non aveva un bellissimo rapporto”. E non lo dice per caso.

La prima storia importante, a vent’anni, fu con Milly Tulov, una donna più grande e, particolare non da poco, già sposata. Quando lo lasciò, Munch rimase a pezzi. Un’esperienza che, in un certo senso, gli insegnò che l’amore fa male. Poi, nel 1898, arrivò Tulla Larsen, figlia di un ricco commerciante di vini. Per quattro anni, la loro storia fu un continuo altalenarsi di litigi e riappacificazioni, in giro per l’Europa. Ma c’era un problema: più Tulla cercava di avvicinarsi, più Munch si sentiva assediato.

Il colpo di pistola e la paura di perdersi

Il culmine di questa tensione esplose nel 1902, durante una lite furiosa. In quell’occasione partì un colpo di pistola, che ferì Munch alla mano, quasi facendogli perdere un pezzo di dito. Fu la fine definitiva della loro relazione. L’anno dopo, Tulla Larsen sposò un altro pittore. Lui, invece, quel passo non lo fece mai.

Perché? Non era solo una questione di cuore. Galiano racconta che dietro quella scelta c’erano paure radicate: “Era convinto che nella sua famiglia esistesse una predisposizione alla malattia e alla follia e non voleva trasmetterla ai figli”.

A questo si aggiungeva un’altra ossessione, forse la più importante per un artista come lui: la paura di perdersi. Munch temeva che un uomo interamente dedito a una donna potesse smarrire se stesso, e che questo avrebbe messo in pericolo la sua arte. Per lui, amare fino in fondo significava rischiare di scomparire.

Il bacio che cancella i volti

E qui arriviamo al quadro. Perché tutte queste paure, tutte queste inquietudini, Munch le ha messe su tela in Il bacio. L’opera mostra una coppia che si stringe in una stanza buia, accanto a una finestra. Sembra un’immagine tenera, fino a quando non guardi i volti.

Galiano invita a farlo: “Gli occhi sono scomparsi, anche le bocche. Le guance si confondono, i contorni si sciolgono”. È un dettaglio inquietante. Nel punto esatto in cui i due amanti si baciano, Munch ha cancellato ogni tratto distintivo. Non ci sono più due persone, ma una specie di creatura unica, fusa in un abbraccio totale. Nelle diverse versioni del dipinto, l’artista è tornato su questo concetto più volte, eliminando sempre più dettagli, fino a far fondere non solo i volti ma persino i corpi. È la sua visione dell’amore: una fusione così totale da diventare quasi una perdita di sé.

E allora Galiano, guardando quel quadro, ci lascia con una domanda che apre ad una marea di riflessioni, sia oggettive che soggettive: “quanto puoi avvicinarti a qualcuno prima di cominciare a perdere i tuoi confini?”.


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