Liberate il Kraken! – SapereScienza
La storia evolutiva dei cefalopodi, animali come polpi e seppie, è fortemente connessa con la storia della vita sulla Terra: i rappresentanti più longevi, le ammoniti, hanno avuto un’evoluzione talmente ampia che i loro fossili vengono usati in stratigrafia per datare intere formazioni geologiche. Tuttavia, se per i cefalopodi con conchiglia (nautili e ammoniti) abbiamo notevoli quantità di dati, per i loro parenti non “corazzati”, chiamati Coleoidea, la faccenda cambia.
L’evoluzione dei Coleoidea
Per ricostruire l’evoluzione dei Coleoidea si usano ovviamente metodi biochimici, oltre ai fossili, piuttosto rari proprio per mancanza di parti molli. In effetti, la cosa più frequente che si ritrova degli antichi polpi e calamari è il loro becco; e proprio studiando alcuni di questi straordinari fossili, alcuni studiosi giapponesi hanno potuto ricostruire nuovi dettagli sull’evoluzione dei cefalopodi, tra cui la scoperta di un mostro dei mari: un polpo che poteva probabilmente raggiungere i 18 metri di lunghezza. Insomma, un Kraken.
Uno studio su Science
In un articolo pubblicato su Science, un’équipe di studiosi ha riportato gli ultimi ritrovamenti relativi a un genere di polpi cirrati chiamato Nanaimoteuthis, conosciuto solo dal Cretaceo del Giappone e del Canada. Lo studio è stato condotto sia su ritrovamenti fisici sia su reperti esaminati attraverso nuovissime procedure digitali, consentendo l’analisi di reperti intrappolati nel sedimento senza dover procedere alla rimozione di quest’ultimo, e quindi senza danneggiare il fossile.
Il risultato, ottenuto dalla comparazione tra le dimensioni dei becchi di Nanaimoteuthis e quelli di cefalopodi viventi, è molto interessante sia dal punto di vista evolutivo sia da quello ecologico.
Il Kraken del Cretaceo
Comparando i becchi fossili a quelli dei cirrati attuali (gruppo molto particolare di polpi viventi) e del calamaro gigante (Architeuthis), gli studiosi hanno calcolato le dimensioni massime di Nanaimoteuthis, arrivando a una sbalorditiva lunghezza di 18 metri! Anche per noi, abituati agli effetti speciali dei film, è difficile immaginare un polpo colossale, con i tentacoli coperti di “spine” e uniti da una vasta membrana, aggirarsi negli oceani che da sempre abbiamo creduto dominio dei grandi mosasauri e dei pesci giganti dell’epoca.
Cosa dice l’usura dei becchi?
Ma c’è un altro particolare che emerge, più interessante dal punto di vista dell’evoluzione: il tipo di usura mostrato dai becchi di Nanaimoteuthis testimonierebbe lateralità cerebrale, cioè un uso molto sofisticato del cervello durante la caccia. Inoltre, la distribuzione dell’usura rispetto all’età sembra indicare che i giovani si nutrivano di prede a corpo molle, laddove gli adulti predavano ammoniti e altri animali corazzati… o provvisti di ossa.
Superpredatori invertebrati
Sebbene si tratti di uno studio basato solo sui becchi di questi grandi cefalopodi, i risultati indicherebbero che almeno nel Cretaceo i molluschi avevano ancora una volta tentato di diventare superpredatori negli oceani, con una soluzione in comune coi vertebrati: la perdita di corazza associata allo sviluppo avanzato di capacità cerebrali dedicate alla predazione.
I dati estrapolati sulle dimensioni di questo “Kraken del Cretaceo” vanno presi col beneficio del dubbio per la grandezza massima. Sono invece piuttosto chiari dal punto di vista dell’evoluzione del comportamento e della predazione, dimostrando, ancora una volta, che la vita ha trovato tantissime strade nelle «infinite forme bellissime e meravigliose», per dirla con Darwin, che hanno popolato e che popolano il nostro unico pianeta.
Immagine di copertina: AI generated – Gemini

Marco Signore
Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all’Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli “Anton Dohrn”. Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.





