Veneto

-671, l’appello di De Carlo

fuga di cervelli in Veneto
Il senatore Luca De Carlo (FdI)


La fuga di cervelli in Veneto lascia un saldo di 671 giovani laureati in meno tra il 2019 e il 2024. De Carlo: nelle aree montane servono lavori qualificati e attrattivi.

Il bilancio veneto della mobilità internazionale dei laureati resta negativo, anche se l’arrivo di giovani qualificati dall’estero compensa oltre il 90% della perdita della componente italiana. È il quadro che emerge dai dati Istat analizzati dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre per il periodo 2019-2024.

In Veneto sono stati registrati 3.288 ingressi dall’estero di laureati italiani tra i 25 e i 34 anni, contro 11.316 cancellazioni verso altri Paesi: il saldo della componente italiana è quindi pari a -8.028. Nello stesso periodo, le iscrizioni di giovani laureati stranieri sono state 8.445 e le cancellazioni 1.088, con un saldo positivo di 7.357 persone. La somma delle due dinamiche porta il risultato regionale a -671, come ricostruisce l’analisi sui flussi dei giovani laureati in Veneto.

Fuga di cervelli in Veneto, il nodo delle aree montane

Il senatore Luca De Carlo, presidente della IX Commissione del Senato, invita a leggere il dato nazionale insieme alla capacità dell’Italia di attrarre capitale umano qualificato. Tra il 2019 e il 2024, infatti, alla perdita netta di 78.247 laureati italiani si contrappone il saldo positivo di 87.840 laureati stranieri: il risultato complessivo è di +9.593. Il solo 2024, tuttavia, si è chiuso con un lieve saldo negativo di 548 unità.

Per De Carlo, il tema assume una forma specifica nei territori montani. «Il vero tema – osserva – è la qualità e l’attrattività del lavoro nelle nostre montagne». La priorità, secondo il senatore bellunese, è creare opportunità qualificate che consentano ai giovani di scegliere se restare, partire o tornare senza essere costretti ad abbandonare i territori d’origine.

Tra i settori indicati come strategici figurano l’agricoltura innovativa, le tecniche di evoluzione assistita, l’artigianato e la filiera del legno. L’obiettivo dichiarato è affiancare alla tutela delle attività tradizionali nuovi investimenti, tecnologia e competenze. Il confronto riguarda anche il Veneto già descritto da ViPiù nell’approfondimento sulla partenza di migliaia di giovani dalla regione.

I numeri impongono comunque una distinzione: il saldo nazionale del quinquennio è positivo grazie all’apporto dei laureati stranieri, mentre il Veneto resta leggermente sotto lo zero. Il problema, dunque, non scompare. Cambia piuttosto il modo di misurarlo, includendo sia le partenze degli italiani sia la capacità dei territori di attirare e trattenere competenze provenienti dall’estero.


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