Difterite a Palermo: «Rintracciare il paziente zero ma non si rischia l’epidemia»
«Rintracciare il cosiddetto paziente zero in questa fase è importantissimo». Lo dice il professore Antonio Cascio, direttore dell’Unità di Malattie infettive del Policlinico di Palermo, intervenendo sul caso della bambina morta all’ospedale Di Cristina di Palermo forse per difterite. «Può essere che ci sia un portatore sano tra i parenti o i conoscenti e quindi inconsapevolmente abbia potuto infettare la bimba», spiega Cascio. Secondo l’infettivologo, dunque, è necessario individuare le persone che sono state a contatto con la bambina per ricostruire la possibile catena del contagio. «Adesso verranno avviate tutte le procedure per contattare tutti quelli che sono stati a contatto con la bimba, che verranno sottoposti a tampone e profilassi – aggiunge – Coloro che sono entrati in contatto con la bambina devono fare la cosiddetta chemioprofilassi, ovvero devono prendere degli antibiotici». Le persone esposte dovranno inoltre verificare la propria situazione vaccinale e, in caso di mancata o incompleta vaccinazione, procedere con l’aggiornamento. La ricerca del possibile paziente zero e la ricostruzione dei contatti della bambina rientrano nelle procedure avviate per individuare eventuali altre persone esposte al batterio della difterite e adottare le misure di prevenzione previste.
Sul fatto che la Sicilia sia ultima in Italia per vaccinazioni in età pediatrica, con una percentuale dell’85%, Cascio spiega: «Dipende dall’ignoranza e dalla cattiva informazione, per esempio dall’associazione dell’autismo con la vaccinazione. Ignoranza e cattiva informazione sono alimentate dai social, che amplificano la diffusione delle fake news».
«Epidemia è una parola grossa. Quello che si potrebbe temere è un mero focolaio epidemico» continua Cascio, parlando del rischio di diffusione della difterite dopo la morte di una bambina all’ospedale Di Cristina di Palermo. «Da attenzionare soprattutto le persone che potrebbero essere entrate in contatto con la bimba e non sono vaccinate», sottolinea l’infettivologo. Secondo Cascio, infatti, in questa fase l’attenzione deve essere rivolta alla ricostruzione dei contatti della bambina e alla verifica della situazione vaccinale delle persone potenzialmente esposte. «Il rischio di una diffusione è minimo al momento», conclude Cascio.
Intanto è corsa alle vaccinazioni a Palermo dopo la notizia della morte della piccola Anna Rosa, di appena 4 anni, per una sospetta difterite. Nel centro vaccinale della borgata Pallavicino, di pertinenza territoriale del quartiere San Filippo Neri (Zen), la zona in cui viveva la bimba, è stato necessario raddoppiare la presenza dei medici per il grande afflusso, mentre in quello di via Giorgio Arcoleo si sono esaurite le scorte del siero esavalente, efficace anche contro la difterite, ed è stato necessario ricorrere alle scorte. Il dato, che trapela da ambienti sanitari, è che nelle prossime ore, secondo le stime, l’aumento potrebbe arrivare al 10%. Intanto l’Asp di Palermo ha avviato l’indagine epidemiologica per ricostruire la catena dei possibili contatti della bambina e individuare l’eventuale origine del contagio. L’obiettivo è rintracciare il cosiddetto «paziente zero» e verificare i contatti avuti dalla famiglia con parenti, amici e altri. Sul fatto che la Sicilia sia ultima in Italia per vaccinazioni in età pediatrica, con una percentuale dell’85%, Cascio spiega: «Dipende dall’ignoranza e dalla cattiva informazione, per esempio dall’associazione dell’autismo con la vaccinazione. Ignoranza e cattiva informazione sono alimentate dai social, che amplificano la diffusione delle fake news».
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