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Difterite, gli ultimi casi autoctoni negli anni 90. Rezza: “Rischio non trascurabile nelle persone non vaccinate”

“Abbiamo fatto di tutto per salvare la bambina. Purtroppo c’è stata una cascata di eventi che ha portato a uno scompenso organico e alla morte”. A parlare è Domenico Cipolla, direttore sanitario dell’Ospedale civico di Palermo dove è morta la bambina di 4 anni, mai vaccinata. Al momento, non c’è ancora la certezza della causa della morte perché si sta aspettando la conferma dall’Istituto superiore di sanità, ma, spiega Cipolla, “i tamponi che abbiamo fatto sono stati positivi al batterio, quindi per noi è difterite“.

La bimba era già stata portata in ospedale la settimana scorsa per seri problemi respiratori, ma i genitori pensavano si trattasse di tonsillite. Il 15 agosto è arrivato però il ricovero e il trasferimento in Rianimazione, dove le è stato fatto il tampone. Sul caso Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, spiega che “il rischio di acquisire la difterite nelle persone non vaccinate non è trascurabile”. Questo perché l’infezione è presente in un’ampia zona geografica che va dall’est Europa all’Africa, dunque la possibilità di contatto è elevatissima. “Necessario vaccinare i bambini – con il vaccino esavalente – e ricordarsi di eseguire i richiami previsti dai calendari vaccinali”, aggiunge. “Gli ultimi casi autoctoni si sono registrati negli anni ’90. In seguito saltuariamente sono stati riscontrati rari casi importati ma di difterite cutanea”.

A commentare la vicenda è anche l’infettivologo Matteo Bassetti, professore di Malattie infettive all’Università di Genova: “Se fosse confermato il decesso, torna forte il tema della responsabilità dei genitori rispetto ai figli sulla prevenzione contro i batteri”. “Non può esistere nel 2026 – continua – che un bambino muoia perché non è vaccinato. Vuol dire mandare un bambino in guerra contro i batteri e i virus senza l’elmetto, senza giubbotto antiproiettile senza nulla. E così muore”.

Il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute e direttore generale dello Spallanzani Francesco Vaia dichiara: “Ciò che starebbe emergendo a livello mediatico impone una riflessione seria sul valore delle vaccinazioni e sul danno prodotto da anni di disinformazione. I vaccini non possono e non devono diventare una bandiera ideologica o strumento politico. Il vaccino, e soprattutto il suo uso corretto, resta uno degli strumenti più efficaci della sanità pubblica”. Riguardo a chi “utilizza i social per diffondere ed alimentare paura e dubbi oscurantistici sui vaccini” Vaia ricorda che “la disinformazione sanitaria non è neutra nè innocua: può tradursi nella rinuncia a una vaccinazione, nella perdita della protezione individuale e collettiva e, nei casi più drammatici, può contribuire a fare vittime“.

Paradossalmente, sottolinea Vaia, “proprio in queste ore arrivano risultati molto importanti sul vaccino terapeutico personalizzato a mRNA contro il melanoma sviluppato da Moderna e Merck, che ha mostrato un significativo beneficio nel ridurre il rischio che la malattia torni o si diffonda”.

Vaia distingue però tra chi ha dubbi e chi alimenta consapevolmente la disinformazione. “I cittadini che hanno paura devono essere ascoltati, informati e accompagnati. Il novaxismo non si combatte insultando le persone, ma spiegando, comunicando bene e offrendo evidenze scientifiche chiare”. “La scienza – conclude – va discussa, verificata e migliorata perché si nutre del dubbio, ma non può essere demonizzata né strumentalizzata dalle parti politiche in polemica feroce tra loro. La buona scienza salva vite, la disinformazione può contribuire a perderle”.

L’articolo Difterite, gli ultimi casi autoctoni negli anni 90. Rezza: “Rischio non trascurabile nelle persone non vaccinate” proviene da Il Fatto Quotidiano.


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