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la battaglia del papà di Mattia, morto per un formaggio a latte crudo

Ai funerali di Mattia non ha voluto che si presentassero i politici (con qualche rara eccezione). Anzi, ha rispedito al mittente (“sono orgoglioso di averlo fatto”) il messaggio di condoglianze del governatore leghista Maurizio Fugatti e della giunta del Trentino. Ha ripetuto il gesto con il telegramma di Renato Dalpalù, presidente della Federazione Trentina della Cooperazione, perché avrebbe voluto una dimostrazione di sincerità, con l’annullamento del marchio d’eccellenza che alcuni anni fa ha premiato il Caseificio dove era stato prodotto il formaggio a latte crudo che gli ha ucciso il figlio. Giovanni Battista Maestri ha lasciato passare due settimane da quando Mattia, ammalatosi a 4 anni e morto a 13 anni senza aver più ripreso conoscenza, è stato sepolto nel camposanto del paese. Poi ha ripreso, pubblicamente e con ancora più forte convinzione il suo l’impegno.

“Oggi non presento soltanto una denuncia, oggi apro un nuovo fronte di una battaglia che combatto da quasi dieci anni: ci sono bambini che ne salvano altri con la donazione degli organi, il mio Mattia lo farà attraverso la sua testimonianza”. È cominciato con queste parole un lungo, appassionato intervento, corredato da fotografie e illustrazione di documenti. “Questa è una guerra. Una guerra che non ho voluto io. Mi è stata dichiarata e ad essa non intendo sottrarmi”. Sul banco degli imputati ha messo tanti attori e spettatori del dramma umano e familiare che sta vivendo. Innanzitutto i politici che chiudono gli occhi e non prendono provvedimenti per evitare che il consumo di prodotti caseari con il latte crudo, soggetto alla contaminazione da escherichia coli, colpisca i soggetti più deboli, causando la Sindrome emolitico-uremica (Seu), a volte letale. Ma anche i caseifici, i produttori, chi commercializza il formaggio e ne decanta i pregi, nascondendone i rischi per la salute.

Un padre addolorato, un padre deciso ad andare fino in fondo. “Stanno cercando in tutti i modi di fermarmi – ha spiegato – a colpi di querele e di diffide, per chiudermi la bocca”. Maestri ha innanzitutto inviato un esposto in Procura a Trento, attraverso gli avvocati Paolo Chiariello e Monica Cappello, perché dopo il decesso chiede che venga rivista la condanna per lesioni gravissime, visto che si è consumato un omicidio colposo, stante la dimostrata relazione causale tra l’assunzione del formaggio, la malattia e la morte di Mattia. Nel 2025 la Cassazione ha confermato il riconoscimento di responsabilità dell’ex presidente del caseificio Lorenzo Biasi e del casaro Gianluca Fornasari, con una provvisionale di un milione di euro, in vista del risarcimento definitivo. “Chiederemo ora che venga riconosciuta l’aggravante della colpa cosciente, perché durante i precedenti processi è emerso che la tragedia era annunciata”.

Nella battaglia si apre un altro fronte, attraverso una querela per la commercializzazione “con informazioni mendaci” di un notissimo formaggio del territorio, il Puzzone di Moena, prodotto in Val di Fassa. Il problema è quello dell’etichettatura che non fornirebbe al consumatore le necessarie informazioni sui rischi. “Dopo i casi di contaminazione che hanno coinvolto questo prodotto, il disciplinare di produzione è stato modificato imponendo nel 2025 l’utilizzo di latte termizzato. Eppure il formaggio continua, in diversi casi, a essere presentato come prodotto a latte crudo, nonostante il latte sia stato sottoposto a un trattamento termico incompatibile con tale definizione”. Se continua ad essere usato il latte crudo, il disciplinare Dop risulterebbe violato. Se il latte è termizzato, la presentazione commerciale è fuorviante. Di qui un esposto alla magistratura “per frode in commercio e violazione delle nuove fattispecie previste dalla normativa in materia di frodi agroalimentari”.

“Siamo ancora lontani anni luce da quello che dovrebbe essere un sistema serio, chiaro e trasparente. – ha rincarato Maestri in conferenza stampa – Trentino Marketing continua a diffondere cartelli informativi inadeguati e ridicoli, che prevedono la scansione di un QR code, mentre solo recentemente in alcune realtà della grande distribuzione si è iniziato a vedere un adeguamento verso una comunicazione più corretta”. In luglio Maestri ha personalmente controllato punti di produzione e rivendita. “Su 21 esercizi visitati 12 non esponevano alcuna avvertenza per il consumatore e altri tre utilizzavano cartelli illeggibili: significa che oltre il 70 per cento dei punti non fornisce informazioni adeguate su prodotti pericolosi per la vita umana”. La tabella coinvolge negozi in Val di Fiemme, Val di Fassa, Val di Non, Val di Sole, Val Rendena, Valle dell’Adige, Val di Ledro e Valsugana. Praticamente tutto il Trentino. “Segnalerò le mie verifiche ai carabinieri del Nas”.

Localmente si è verificato anche il caso del “Formae Val di Fiemme”, che fu ritirato dopo un caso di positività, mentre alcuni esponenti della giunta trentina (l’assessore alla salute Mario Tonina e l’assessora Giulia Zanotelli) “hanno dichiarato che il sistema si è dimostrato responsabile”. Lo scenario è ancora più ampio e riguarda il sistema generale delle etichettature. “La politica e il governo non vogliono approvare la legge sulle etichette? Nessun problema, saranno le sentenze a fare legge”. E ha lanciato un appello alla premier Giorgia Meloni: “Se sei mamma, come dici nei video, perché non fai approvare la legge che da due anni è ferma in Parlamento?”.


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