Specie aliene invasive, queste sconosciute
A Roma la gestione della biodiversità sta prendendo una piega decisamente romantica, al punto da confondere la conservazione della natura con una puntata di un cartone animato di Walt Disney
Succede così che nei bacini idrici dei nostri storici parchi urbani si festeggino in pompa magna nuove installazioni integrate nel paesaggio, dedicate al benessere della fauna locale. Peccato solo che la fauna in questione sia “locale” quanto un ananas coltivato a Piazza Navona.
Il capolavoro concettuale è servito: zattere e piattaforme artificiali offerte per il delizioso basking — il bagno di sole termoregolatore — delle celebri tartarughe d’acqua americane.
Non parliamo solo della storica Trachemys scripta elegans (a orecchie rosse), ma soprattutto della sottospecie Trachemys scripta scripta (a orecchie gialle) e dei loro innumerevoli ibridi, ormai dominanti nei nostri specchi d’acqua.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti del Codice dell’Ambiente, non si tratta di timidi rettili nostrani da tutelare, bensì di una delle specie esotiche invasive (IAS) più devastanti per gli ecosistemi d’acqua dolce.
Inserite nella “lista nera” dell’Unione Europea (Reg. UE 1143/2014) e recepiti dal D.Lgs. 230/2017, questi animali richiedono piani tassativi di contenimento ed eradicazione.
Il motivo è scientifico: le Trachemys, voraci e aggressive, scalzano dai siti di emersione la nostra minacciata testuggine palustre autoctona (Emys orbicularis), devastano la microfauna anfibia e alterano l’equilibrio trofico dei bacini fino all’eutrofizzazione.
Ma l’idillio ecologico-artistico non si ferma qui. A coronare la struttura, ecco fare capolino le riproduzioni scultoree dei nuovi “simboli” dei cieli romani: i parrochetti.
Un omaggio visivo ad altre specie aliene invasive (Psittacula krameri e Myiopsitta monachus) che, tra un garrito e l’altro, competono con estrema aggressività per i cavi degli alberi anziani, sfrattando e usurpando i nidi di picchi, assioli, allocchi, upupe e perfino pipistrelli nostrani.
In sostanza, è come se per tutelare i boschi italiani decidessimo di costruire dei confortevoli rifugi in legno per il tarlo asiatico, magari decorandoli con graziose statuette di nutrie.
Mentre la letteratura scientifica internazionale (da Pfeiffer a Ficetola, fino agli studi di Mori sull’avifauna urbana) e le direttive europee impongono il prelievo e il confinamento delle specie alloctone in strutture chiuse per salvare la biodiversità originale, la visione cittadina preferisce l’approccio integrativo: trasformare l’invasione biologica in un’attrazione turistico-monumentale.
Nel frattempo, le tartarughe americane ringraziano calorosamente per il solarium gratuito, in attesa che la prossima giunta metta a disposizione anche gli ombrelloni.
Riferimenti scientifici e normativi essenziali
* Regolamento (UE) n. 1143/2014 e D.Lgs. 230/2017 (Prevenzione e gestione dell’introduzione e diffusione delle specie esotiche invasive).
* Ficetola, G. F. et al. (2009) – Ecological niche and introduced populations of Trachemys scripta. Biological Invasions.
* Pfeiffer, M. (2007) – Impacts of introduced Trachemys scripta elegans on native European pond turtles (Emys orbicularis). Chelonian Conservation and Biology.
* Mori, E. et al. (2013) – Impacts of invasive parakeets on native avifauna in urban environments. Ethology Ecology & Evolution.
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