Bela Lugosi, il vero Dracula: chi era l’attore che trasformò il vampiro in una leggenda immortale
Béla Lugosi morì il 16 agosto 1956, aveva 73 anni con alle spalle una carriera lunga e tormentata, costruita tra teatro, cinema muto, Hollywood, grandi successi e produzioni di serie B. Ma per tutti era soprattutto una cosa: Dracula. A settant’anni dalla sua morte, il suo Dracula continua a vivere. È proprio questa la contraddizione che ha trasformato l’attore ungherese in una leggenda del cinema. La sua immagine non è rimasta confinata agli archivi della Universal: è entrata nella musica, nella letteratura, nella cultura popolare e perfino nell’immaginario delle generazioni che non hanno mai visto per intero il film del 1931.
Béla Ferenc Dezső Blaskó nacque il 20 ottobre 1882 a Lugos, nell’allora Regno d’Ungheria, oggi Lugoj, in Romania. Il cognome artistico Lugosi sarebbe arrivato proprio dalla sua città natale. La sua formazione fu tutt’altro che lineare: lasciò la scuola a dodici anni e cominciò presto a lavorare, ma il teatro diventò rapidamente la sua vera vocazione. Tra il 1901 e il 1902 iniziò a recitare e, dopo una lunga gavetta, arrivò al Teatro Nazionale di Budapest, dove tra il 1913 e il 1919 interpretò numerosi ruoli. La sua carriera teatrale si sviluppò anche attraverso Shakespeare e i personaggi romantici, molto prima che Hollywood lo trasformasse nell’archetipo del vampiro.
La Prima guerra mondiale interruppe quella traiettoria. Lugosi servì come tenente di fanteria sul fronte russo e fu decorato per essere stato ferito in combattimento. Terminato il conflitto, partecipò alla fondazione del sindacato degli attori e si schierò politicamente a sinistra. Dopo la caduta della Repubblica Sovietica Ungherese, la sua attività sindacale divenne un problema e fu costretto a lasciare il Paese. Passò per Vienna e Berlino, lavorando anche nel cinema muto tedesco. Nel 1920 partì per gli Stati Uniti come marinaio su una nave mercantile e nel 1921 arrivò a Ellis Island. Era l’inizio di una seconda vita, ancora lontanissima dal mantello nero di Dracula.
La svolta arrivò a teatro. Nel 1927 Lugosi interpretò per la prima volta Dracula a Broadway nell’adattamento del romanzo di Bram Stoker. Lo spettacolo ebbe un grande successo e rimase in scena per 261 repliche, prima di partire per una tournée americana. Il successo teatrale attirò l’attenzione degli studios. Nel 1931 la Universal preparò la versione cinematografica di Dracula, affidandola alla regia di Tod Browning. Lugosi ottenne il ruolo che avrebbe cambiato per sempre la sua esistenza.
Il film fu un enorme successo e la sua interpretazione contribuì a definire l’immagine cinematografica del vampiro: elegante, aristocratico, inquietante, immobile e ipnotico. Il suo accento ungherese, che avrebbe dovuto rappresentare un limite, diventò invece una delle caratteristiche più riconoscibili del personaggio. Ma proprio qui cominciò il paradosso. Dracula gli diede la fama, ma quella stessa fama gli impedì di liberarsi dal personaggio.
Negli anni Trenta Lugosi lavorò moltissimo nel cinema horror. Interpretò il dottor Mirakle ne Il dottor Miracolo, Murder Legendre ne L’isola degli zombies, apparve in The Black Cat, The Raven, Il raggio invisibile e Il figlio di Frankenstein. Fu anche al fianco di Boris Karloff, altro gigante del cinema horror, con cui condivise alcuni dei titoli più celebri dell’epoca.
La loro presunta rivalità è diventata parte della mitologia hollywoodiana, ma le testimonianze sono meno nette di quanto suggerisca la leggenda. Secondo quanto ricordato nelle interviste dallo stesso Karloff, inizialmente Lugosi diffidava di lui e temeva che volesse rubargli la scena. Successivamente, però, il rapporto professionale sarebbe diventato più disteso e amichevole.
Lugosi avrebbe voluto dimostrare di poter fare molto altro. Cercò ruoli lontani dall’horror e fu preso in considerazione per personaggi che poi vennero affidati ad altri interpreti. Una delle occasioni più curiose fu Ninotchka di Ernst Lubitsch, dove comparve accanto a Greta Garbo. Ma Hollywood continuava a vedere in lui soprattutto il volto dello straniero misterioso e del cattivo.
Il problema era anche linguistico: Lugosi aveva imparato l’inglese da adulto e non riuscì mai a cancellare il proprio accento. Quello che in Dracula aveva rappresentato un elemento di fascino diventò una barriera per il resto della carriera.
Dopo la metà degli anni Quaranta, il lavoro diminuì. Lugosi soffriva di problemi fisici, soprattutto legati alla sciatica, e le cure mediche lo portarono alla dipendenza da morfina e metadone. Quando la sua situazione diventò nota ai produttori, le opportunità si ridussero ulteriormente.
Nel 1948 tornò a vestire i panni di Dracula ne Il cervello di Frankenstein, ma fu anche l’ultima volta che interpretò il personaggio sul grande schermo in un film durante la sua vita.
Gli ultimi anni furono segnati dalle difficoltà economiche e da ruoli sempre più marginali. Fu allora che entrò nella sua vita Ed Wood, il regista destinato a diventare celebre per produzioni considerate tra le peggiori della storia del cinema. Lugosi lavorò con lui in Glen or Glenda e La sposa del mostro. Il suo ultimo film, Plan 9 from Outer Space, sarebbe uscito soltanto dopo la sua morte e avrebbe utilizzato anche materiale girato precedentemente con l’attore.
È uno dei capitoli più malinconici della sua storia: l’uomo che aveva contribuito a creare il mito dell’horror finiva relegato ai margini proprio di quel genere che lo aveva reso famoso. Bela Lugosi morì il 16 agosto 1956 per un attacco cardiaco, mentre si trovava a letto nel suo appartamento di Los Angeles. Aveva 73 anni. Attorno alla sua morte sono nate numerose leggende, alcune delle quali hanno contribuito ad alimentare ulteriormente il mito. Una, però, è stata smentita: non è vero che al momento della morte stesse stringendo tra le mani la sceneggiatura di The Final Curtain di Ed Wood.
È invece vero che fu sepolto indossando il mantello di Dracula. Ma anche qui la realtà è meno cinematografica della leggenda: non fu una sua precisa disposizione testamentaria. Il figlio Bela G. Lugosi e la madre Lillian decisero che sarebbe stato quello che il defunto avrebbe voluto. Il dettaglio è straordinariamente simbolico. Lugosi aveva trascorso gran parte della vita cercando di sfuggire a Dracula e alla fine fu proprio il costume del conte a seguirlo nella tomba.
Bela George Lugosi, unico figlio dell’attore, non seguì le sue orme. Diventò avvocato e negli anni successivi alla morte del padre si impegnò per difendere legalmente il diritto degli eredi a controllare l’utilizzo dell’immagine della celebrità. La battaglia contro la Universal non ebbe l’esito giudiziario sperato, ma contribuì alla nascita del California Celebrity Rights Act, che riconobbe la possibilità per gli eredi di tutelare i diritti legati al nome e all’immagine di una celebrità anche dopo la sua morte.
Bela G. Lugosi, inoltre, ha ricordato il padre in termini molto diversi dalla caricatura del divo decadente che sarebbe stata raccontata negli anni. Secondo la sua testimonianza, era un uomo educato, coraggioso e profondamente legato alla propria etica professionale. Una definizione che restituisce dignità all’uomo nascosto dietro il mantello.
La storia di Lugosi sarebbe poi tornata al cinema nel 1994 con Ed Wood di Tim Burton. A interpretarlo fu Martin Landau, che trasformò la fase più drammatica della sua vita in una delle prove più celebri della propria carriera. Landau vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista per quel ruolo. Il film contribuì enormemente a riportare Lugosi nella memoria del grande pubblico, raccontando il rapporto con Ed Wood e la fragilità dell’attore negli ultimi anni.
Ma la leggenda di Lugosi non appartiene soltanto al cinema. Nel 1979 i Bauhaus pubblicarono Bela Lugosi’s Dead, trasformando il suo nome in una sorta di manifesto della cultura dark. Da allora Dracula e il suo interprete sono diventati inseparabili da una lunga genealogia di vampiri, mostri e icone gotiche.
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