Anche prima di diventare James Bond, Pierce Brosnan era una spia, in questo film da riscoprire su Netflix
C’è un film che pochi ricordano nella filmografia di Pierce Brosnan, eppure rappresenta uno dei più audaci esperimenti di un attore che ha scelto di sabotare la propria immagine pubblica mentre era ancora nel pieno del suo regno come 007. Nel 2001, tra il terzo e il quarto capitolo della sua saga bondiana, Brosnan ha accettato un ruolo che avrebbe potuto confondere il pubblico, rischiando di contaminare l’iconografia stessa di James Bond. Quel film era Il sarto di Panama (disponibile su Netflix), e in esso Brosnan interpretava Andy Osnard, un agente MI6 che condivideva con 007 solo il datore di lavoro e un debole per le donne. Quando GoldenEye arrivò nelle sale nel 1995, Pierce Brosnan sembrava nato per indossare lo smoking di James Bond. Dopo cinque anni passati a interpretare il detective televisivo Remington Steele, l’attore irlandese portava con sé quella miscela perfetta di charme, ironia e presenza fisica che il franchise cercava dopo gli anni cupi di Timothy Dalton.
Il suo Bond era un ritorno alle origini: elegante, letale, seducente. Un eroe senza macchia in un mondo post-Guerra Fredda che cercava nuovi nemici. Ma nel 2001, Brosnan fece una scelta controcorrente. Accettò di interpretare Andy Osnard in Il sarto di Panama, un adattamento del romanzo di John le Carré diretto da John Boorman. Sulla carta, il personaggio sembrava un cugino di Bond: un agente dell’intelligence britannica, affascinante, spregiudicato. Nella sostanza, era tutto l’opposto. Andy Osnard viene spedito a Panama dopo aver avuto una relazione con l’amante di un ministro degli esteri. Già questo dettaglio racconta molto: non è stato promosso, è stato esiliato. Una volta arrivato nella capitale panamense, invece di svolgere il suo lavoro con professionalità, Osnard cerca scorciatoie. Incontra Harry Pendel, un sarto interpretato da Geoffrey Rush, un ex truffatore che ha ricostruito la propria vita e che veste l’élite locale. Pendel nasconde il suo passato persino alla moglie Louisa, funzionaria dell’Autorità del Canale di Panama, interpretata da Jamie Lee Curtis.
Quando Osnard scopre il segreto di Pendel, non esita a usarlo come leva. Gli offre denaro in cambio di informazioni riservate sui potenti del paese. Il problema è che Pendel, pressato e spaventato, comincia a inventare. Fabbrica storie, confeziona complotti inesistenti. E Osnard, invece di verificare, trasmette tutto ai suoi superiori e al governo statunitense. Le bugie diventano intelligence. L’intelligence diventa politica. La politica sfocia quasi in un intervento militare. Ma Osnard non si ferma nemmeno di fronte al rischio di una guerra. Anzi, ci specula sopra. Chiede al Pentagono 15 milioni di dollari per fermare un attacco fittizio orchestrato da ribelli inesistenti. Quando tutto viene a galla, scappa con il denaro. Un finale che lascia l’amaro in bocca, perché l’agente MI6, quello che dovrebbe essere il buono della situazione, è in realtà il vero antagonista.
Il sarto di Panama funziona proprio perché Brosnan accetta di sporcarsi le mani. Non ci sono inseguimenti spettacolari, gadget futuristici o villain megalomani. C’è solo un uomo mediocre, cinico, disposto a sacrificare vite umane per arricchirsi. Un uomo che seduce la moglie del suo informatore, che manipola i deboli, che mente ai suoi stessi alleati. Andy Osnard è James Bond visto dallo specchio deformante della realtà: cosa succederebbe se un agente segreto fosse davvero così egoista, opportunista e privo di scrupoli come a volte sembrano essere nelle versioni più dark del genere spionistico. Il contrasto con il personaggio che Brosnan stava ancora interpretando è stridente. Nei film di Bond, anche quando 007 uccide a sangue freddo o manipola le donne per ottenere informazioni, lo fa sempre per una causa superiore: salvare il mondo, proteggere la Corona, fermare una minaccia globale. Andy Osnard agisce solo per se stesso. Non ha ideali, non ha lealtà. È un mercenario in giacca e cravatta.
Il film non ebbe un grande successo commerciale, ma critici e cinefili apprezzarono il rischio. Per Brosnan (che tornerà nella terza stagione di MobLand) Il sarto di Panama rappresentò una sorta di rito di passaggio. Dopo Die Another Day, il suo ultimo e più criticato film da Bond, l’attore scelse di non tornare mai più al sicuro. Interpretò un killer depresso in The Matador, un ex agente della CIA in The November Man, ruoli complessi e moralmente ambigui. Recentemente, ha recitato in Black Bag, continuando a esplorare il lato oscuro del mondo dello spionaggio. Il film dimostra che Pierce Brosnan non aveva paura di mettere in discussione la propria immagine, nemmeno quando quella immagine valeva milioni. Mentre il pubblico lo amava come James Bond, lui sceglieva di mostrare cosa succede quando un agente segreto perde la bussola morale. Un esperimento che, a distanza di oltre vent’anni, rimane una delle sue prove più sottovalutate e interessanti.
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