Grace Cummings – Bloodhorse! | Indie For Bunnies
Inarrestabile Grace Cummings ormai una certezza dopo tre album (“Refuge Cove”, “Storm Queen“, “Ramona“) che hanno certificato la continua crescita dell’artista australiana che nel quarto disco “Bloodhorse!” torna ad affascinare con la sua voce suadente, magnetica, in dodici canzoni che parlano di tradimenti, manipolazione e ricerca della propria identità.

Si rinnova la collaborazione col produttore Jonathan Wilson (Angel Olsen, Margo Price, Father John Misty) dopo due anni di profondo dolore e incredibili cambiamenti come la stessa Grace Cummings ha rivelato in una bella intervista al Guardian. Inizio intimo e epico affidato a “The Hills Are Alive With The Sound Of Morphine” con un arrangiamento indie rock e orchestrale molto raffinato.
Alcuni temi ricorrenti caratterizzano questo quarto album. La spiritualità viscerale e molto umana di “My God” e “Paradise” sostenuta dai sintetizzatori, dalle tastiere, i dubbi e la vulnerabilità di “FAKE” ballata dark e ipnotica con una coda psichedelica e la voce di Grace Cummings che diventa dolente, “Bloodhorse!” e “Bloodhorse! (take two)” (con una voce maschile stile country creata con l’intelligenza artificiale) che riflettono su un mondo impegnato in una corsa sfrenata e perenne.
“Bloodhorse!” è un cavallo di razza, obbligato a vincere ma che al momento decisivo può imbizzarrirsi, talentuoso e timoroso, che si rispecchia nelle melodie di “I’m Not Crazy” e della luminosa “John Lennon” altra ballata di ottima fattura. I ricordi e gli incubi d’infanzia che popolano “WITCH! WITCH! WITCH!” non fanno più paura, stemperati dalla rabbiosa tensione di “My Island And Me”, gran prova vocale di Grace Cummings.
“The Magnum Opus Of The North Is A Cowboy” che riflette sul machismo con intelligenza e un crescendo finale affidato a voce e chitarra intenso e vibrante, il piano, la batteria e gli archi di “See You In Fifty Years” chiudono un disco maturo e drammatico, dai contorni netti e taglienti, meno immediato di “Ramona”, che sa graffiare e cullare, coinvolgente e liberatorio, un nuovo inizio per una musicista che ha ancora molto da dire e da dare.
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