Società

Insegnanti sotto stress da burnout, l’Europa certifica i rischi. ANIEF: “In pensione a 60 anni, lo stress è malattia professionale”

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, organismo dell’Unione Europea, ha prodotto uno studio che certifica l’esposizione dei docenti a rischi psicosociali significativi.

I ricercatori hanno concluso che gli ambienti di lavoro dei professionisti dell’insegnamento differiscono significativamente da quelli degli uffici, del settore sanitario e dei servizi e degli ambienti di lavoro industriali.

Le richieste rivolte agli insegnanti sono state ricondotte a tre categorie distinte: “Richieste quantitative, come il carico di lavoro e i vincoli di tempo; richieste cognitive, che implicano lo sforzo mentale necessario per svolgere i propri compiti; e richieste emotive, che includono la gestione di situazioni emotivamente intense e lo svolgimento di un lavoro emotivo”.

Lo studio ha evidenziato come il corpo docente sia esposto a carichi di lavoro elevati, autonomia limitata, precarietà lavorativa ed esposizione alla violenza.

I fattori, secondo la ricerca, incidono sulla salute mentale, sul benessere e sulla qualità del lavoro, con possibili ripercussioni sull’apprendimento da parte del corpo studentesco.

Burocrazia, chat notturne, genitori violenti: la quotidianità dei docenti italiani

In Italia la situazione è particolarmente complessa. Alla base dello stress crescente nella categoria c’è la gestione di compiti svariati e senza fine: gestire i conflitti tra gli alunni, fronteggiare le richieste sempre più pressanti dei genitori, che non di rado sfociano nella violenza, verbale e no, governare i rapporti con i colleghi, sobbarcarsi un lavoro burocratico che aumenta anno dopo anno, con la compilazione di schede e documenti di ogni genere e sempre più complessi, seguire le chat e i messaggi dello staff di presidenza a qualsiasi orario del giorno e della notte.

I docenti lavorano ben oltre le 25 ore settimanali all’infanzia, 24 ore settimanali alla primaria e 18 ore a settimana alla media e al superiore, predisponendo le lezioni con alunni sempre digitali. A ciò si aggiunge la condizione di almeno 250mila supplenti, che ogni anno devono cambiare scuola, ricalibrarsi, affrontare le spese di costosi trasferimenti e adattarsi a situazioni sempre diverse.

Nonostante i recenti rinnovi contrattuali, le retribuzioni si mantengono ai minimi europei e la considerazione sociale non è ai massimi storici.

Lo studio ha elencato dieci buone pratiche adottate da alcuni Paesi per migliorare la vita lavorativa degli insegnanti.

In Italia è stato introdotto “il diritto alla disconnessione” previsto dal contratto di lavoro: dopo un certo orario, non si è più tenuti a scrollare messaggi e circolari ufficiali.

Il sindacato: “Burnout come malattia professionale, servono pensioni anticipate”

ANIEF, in una nota stampa, ha commentato le conclusioni dello studio europeo.

Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato, ha dichiarato: “quello che servirebbe tantissimo è il riconoscimento del burnout per il personale scolastico, come malattia professionale, e l’apertura di una finestra per pensioni a 60 anni dovuta proprio al lavoro usurante che devono svolgere i nostri professionisti della formazione”.

Pacifico ha ricordato che Gian Mauro Nonnis, componente Anief dell’Osservatorio ministeriale sulla sicurezza, ha da tempo posto il problema per tale riconoscimento. Il leader dell’Anief ha chiesto l’inserimento del riconoscimento del burnout quale materia di contrattazione integrativa nella parte normativa del contratto collettivo nazionale di lavoro 2025-2027.

“Perché lo stress da lavoro correlato è una malattia professionale che va riconosciuta: ciò permetterebbe al personale scolastico di andare in pensione a 60 anni come per tutti gli altri lavori usuranti”, ha concluso Pacifico.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »