Basilicata

Premio Caccuri, Gratteri racconta la trincea di Catanzaro: «Attacchi della massoneria deviata»

Durante l’atteso incontro al Premio Caccuri il procuratore Gratteri ripercorre l’esperienza di Catanzaro: «Attacchi della massoneria deviata»


CACCURI – «Quando ero a Catanzaro, contro di me e i miei pm si è scatenata l’azione della massoneria deviata, mentre l’Anm è rimasta silente». Nicola Gratteri sceglie la piazza del Convento di Caccuri, gremita in ogni ordine di posto e pronta ad accoglierlo con applausi scroscianti, per ripercorrere gli anni trascorsi alla guida della Dda di Catanzaro. Tra gli eventi più attesi del Premio Caccuri, l’incontro – nato attorno ai temi del libro Cartelli di sangue, scritto con il professor Antonio Nicaso – ha visto l’attuale procuratore di Napoli dialogare con Riccardo Giacoia, caporedattore della Tgr Calabria.

L’intervista ha riservato i passaggi più incisivi proprio all’isolamento patito dal suo ufficio durante le inchieste contro i poteri forti e la criminalità organizzata. In platea ad ascoltarlo c’era anche il procuratore di Crotone, Domenico Guarascio, per anni tra i pm di punta del pool antimafia catanzarese guidato da Gratteri e più volte citato nel corso della serata con parole di stima, accolte dagli applausi del pubblico.

L’isolamento a Catanzaro e le critiche all’Anm

Il ricordo degli anni alla guida della Procura del capoluogo calabrese si è concentrato sulle forti pressioni subite sul campo e sulla mancanza di uno scudo istituzionale da parte della rappresentanza dei magistrati. Rievocando le fasi della campagna referendaria sulla giustizia, Gratteri ha voluto rimarcare la sua ferma e precedente critica verso i vertici dell’Anm. «Andai a parlare con l’Anm, ma prima attaccai l’Anm. Dissi che non avevano fatto nulla quando a Catanzaro io e i pm Guarascio, Sirleo, De Bernardo e Frustaci venivamo attaccati dalla massoneria deviata e dai centri di potere. Noi da soli e loro con la testa nella gabbia toracica», ha scandito dal palco.

La campagna referendaria

L’esposizione mediatica aveva raggiunto livelli di guardia proprio durante il dibattito sul referendum. «Una sera dissi in un’intervista: “La massoneria deviata e la mafia voteranno sì in Calabria”. Allora mi accusano: “Gratteri dice che quelli che votano sì sono mafiosi, che i calabresi sono mafiosi”. Quella è stata la svolta. La gente ha capito l’astio che c’era in quella campagna. Da quel momento la gente ha iniziato a informarsi. E ha capito che volevano cambiare sette articoli della Costituzione».

Sulla determinazione con cui ha affrontato le polemiche, ha aggiunto: «Durante il referendum cinque o sei giornali mi diffamavano tutti i giorni e anche un bel po’ di tv. Io avevo pronte almeno 50 cause civili per le cose che sono state dette su di me. A un certo punto mi fermo e vedo in tv, il giorno del voto, mentre escono i risultati, uno che me ne ha detto di tutti i colori. Non riusciva a costruire una frase. Ho goduto, non faccio nessuna causa, sono stato risarcito».

Le inchieste d’avanguardia: dal pool di Catanzaro al darkweb

L’esperienza catanzarese ha rappresentato un terreno di svolta nel tracciare i mutamenti della ‘ndrangheta moderna, con inchieste d’avanguardia come Glicine Acheronte. Gratteri ha rimarcato il valore della squadra di magistrati e investigatori coordinati negli anni. «Una delle inchieste che dimostra dove andranno le mafie l’abbiamo fatta a Catanzaro con i pm Guarascio e Sirleo. Il procuratore è un vecchio saggio a cui si chiede consiglio. Il merito era dei pm e della polizia giudiziaria, perché avevamo la fortuna di avere tra i migliori investigatori d’Italia. Gente di altissimo livello, facevo la questua a Roma per averli», ha spiegato il magistrato. «Un’inchiesta che dimostra che una famiglia di ’ndrangheta sposta in tre continenti milioni di euro e fa venire qui  hacker in grado di entrare nel darkweb. Il darkweb è come un supermercato con scaffali dove posso comprare di tutto, dagli Sting che oggi si utilizzano in Ucraina a 30mila euro, a tutte le droghe possibili. Sul darkweb si possono compare 2000 kg di coca e farli arrivare a Rotterdam o Anversa».

Gap tecnologico e critiche a Nordio

Di fronte a questa mutazione tecnologica, Gratteri ha sottolineato l’inadeguatezza di approcci d’indagine superati: «Non c’è più bisogno del broker che va lì e trova le navi di copertura. Quando il ministro Nordio dice di tornare ai pedinamenti, mi chiedo: ma chi devo pedinare se la ’ndrangheta compra cocaina nel darkweb o utilizza l’intelligenza artificiale per capire rotte non intercettabili? Il futuro delle mafie saranno i reati nel darkweb e molto meno reati in strada. Le mafie sudamericane oggi si fanno pagare in bitcoin perché è più difficile per gli inquirenti trovare il filo d’Arianna».

Un monito rivolto direttamente alle scelte della politica: «Chi ci ha governato negli ultimi dieci anni non ha avuto visione e non ha investito nella formazione delle forze dell’ordine. Abbiamo bisogno di esperti informatici e hacker, altrimenti non andremo da nessuna parte. Si parla di maranza perché fanno paura, ma la mafia è quella che condiziona la democrazia e si compra con i soldi della coca pezzi di informazione».

Geopolitica del narcotraffico

L’analisi di Gratteri si è incentrata sui temi portanti del saggio Cartelli di sangue, offrendo uno spaccato sulle dinamiche che governano il mercato globale della droga.

«La cocaina si produce solo in Bolivia, Perù e Colombia. Contrastare i traffici di marijuana o eroina che si producono ovunque, o le droghe sintetiche, è impossibile: ogni giorno si preparano otto tipi diversi di droghe. Contrastare la cocaina invece sarebbe possibile», ha evidenziato Gratteri. «Ma l’Onu è un organismo debole, mentre dovrebbe andare con i caschi blu e trattare con i cocaleros: “Ti do il 60 per cento del mancato guadagno e produci caffè anziché coca”. Colombia, Bolivia e Perù non accetteranno mai; quando il tentativo è stato fatto, i soldi sono rimasti impigliati in meccanismi corruttivi. Nel 2025 aumenta in Colombia la produzione di cocaina di oltre il 50%. Quando andavo in Colombia nell’89 c’erano due raccolti all’anno; oggi, con piante modificate geneticamente, si fanno cinque raccolti all’anno, con un’incidenza alta di tumori alla tiroide per i veleni. Tutto questo è possibile perché i cocaleros votano e fanno votare».

‘Ndrangheta leader nel narcotraffico

Il procuratore si è soffermato sul ruolo da leader della mafia calabrese nel narcotraffico internazionale. «Il rapporto della ’ndrangheta con i narcos è antico. Il boom è stato all’inizio degli anni Novanta quando Cosa Nostra era impegnata con lo stragismo. Cosa Nostra pensa di dettare l’agenda dello Stato. Lo Stato reagisce allo stragismo. La ’ndrangheta invece manda giovani in Sudamerica a fare i broker e a saturare il mercato. Così la ’ndrangheta ha fatto il prezzo: ancora oggi riesce a comprare coca a prezzo più basso di altre mafie. Nella foresta amazzonica, spunta anche 1.800 euro al chilo, che in Italia poi costerà 65mila euro. Se al porto di Gioia Tauro sequestrano 2.000 kg, la ’ndrangheta va in Sudamerica e ne prende altri 2.000 senza pagare: è una mafia concreta che piace molto ai narcos».

Partnership con la mafia albanese

Una leadership commerciale oggi condivisa sul campo con gli albanesi. «Oggi in Sudamerica la ’ndrangheta è in partnership con la mafia albanese, che parte da un Paese molto corrotto dove c’è un sistema giudiziario e detentivo che fa acqua da tutte le parti, ed è già radicata in Olanda e Belgio. La ’ndrangheta finanzia il narcotraffico, gli albanesi curano la logistica».

Il caso Venezuela

Non sono mancate considerazioni sulle dinamiche internazionali: «Trump bombarda il Venezuela definito narco-Stato: avrebbe dovuto bombardare le raffinerie in Colombia, Bolivia e Perù. Siamo un Paese e un continente di grande civiltà giuridica e umana e non risolviamo i conflitti uccidendo la gente. L’arresto di Maduro costituisce una violazione del diritto internazionale. Ma se il Venezuela è così importante nel narcotraffico, perché dopo l’arresto di Maduro abbiamo visto seduti alla Casa Bianca gli amministratori delegati delle aziende petrolifere? Perché si dovevano prendere il petrolio. Perché non si hanno notizie del processo? Con quale procedura potrà essere convalidato l’arresto? Non voltiamoci dall’altra parte perché queste cose riguardano anche noi».

Il lavoro a Napoli

Spostando il bilancio sull’impegno profuso alla guida della Procura di Napoli, Gratteri ha sottolineato i risultati raggiunti nel contrasto all’abusivismo edilizio e ai reati ambientali.

«Nel 2022 a Napoli c’erano 22 rogatorie, nel 2025 sono 68. Le demolizioni nei Campi Flegrei sono aumentate perché non voglio funerali di Stato: da 71 a 181. Negli anni passati non si è stati attenti. Io sono sensibile al cancello abusivo come al traffico di cocaina, perché per un cancello abusivo ci scappa anche il morto», ha precisato.

Le distorsioni dell’informazione

Spazio anche alla critica verso le narrazioni mediatiche e i casi di cronaca: «Quando agli italiani si dice che il gioielliere ha fatto bene a sparare, spacchi l’Italia in due. Non c’è legittima difesa se esce dalla gioielleria e spara. Perché caricare la gente di odio nei confronti di forze dell’ordine e magistrati? I giudici hanno applicato la pena più bassa. Se quella è legittima difesa, mandiamo a casa i magistrati e le forze dell’ordine e torniamo nel Far West dove ognuno si compra la pistola».

E sulla copertura televisiva sui temi dei minori: «La tv di Stato ci ha macinato su Garlasco, abbiamo sentito parlare in continuazione dei bambini nel bosco. Ma ogni anno a 25mila bambini viene tolta la potestà genitoriale: perché non vi interessate degli altri 25mila? Perché non li riceviamo in Senato gli altri 25mila?».

Camicia rossa

Mentre lasciava il palco tra gli applausi della piazza, un siparietto ironico con il comico Gabriele Cirilli che stava per iniziare la sua performance. Notando la camicia rossa indossata dal magistrato, Cirilli lo ha stuzzicato, trovando la pronta risposta di Gratteri. «Prima dicevano che ero fascista. Da stasera diranno che sono comunista». Un finale salutato da risate e applausi della platea.


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