Nell’intervista di “ilQuaderno VIP”, l’artista ripercorre oltre
Oltre cinquant’anni di carriera, una voce inconfondibile che continua a emozionare il pubblico di ogni generazione e un legame con l’Italia diventato sempre più profondo. Amii Stewart non è soltanto una delle interpreti più amate della musica internazionale, ma un’artista capace di attraversare epoche, mode e trasformazioni senza rinunciare alla propria identità, mantenendo intatti eleganza, qualità e passione.
Nella prima puntata della rubrica “ilQuaderno VIP – Conversazioni con personaggi dello sport e dello spettacolo”, Amii Stewart si racconta in una lunga conversazione esclusiva con Claudio Donato, ripercorrendo le tappe della sua straordinaria carriera, il rapporto speciale con l’Italia, i nuovi progetti discografici, il valore della musica, l’impegno sociale e i sogni ancora da realizzare.
L’incontro si apre dal luogo che più di ogni altro rappresenta la sua dimensione naturale: il palcoscenico. È lì che, ancora oggi, continua a provare le stesse emozioni degli esordi.
«Mi emoziono ogni volta che sto per salire sul palco. Questo non cambia mai, perché tengo tantissimo a tutto quello che faccio e a ogni progetto che presento. Desidero che il pubblico si diverta e che ogni spettacolo sia all’altezza delle aspettative. Per me è una questione di professionalità. Il giorno in cui non proverò più questo entusiasmo sarà il momento di fermarmi».
Parole che sintetizzano perfettamente la sua filosofia artistica: la stessa dedizione, lo stesso entusiasmo e il medesimo rispetto verso il pubblico che l’accompagnano da oltre mezzo secolo.
Il discorso non può che approdare a Knock on Wood, il brano che l’ha consacrata sulla scena internazionale e che ancora oggi rappresenta una tappa imprescindibile di ogni concerto.
«Knock on Wood è uno dei pilastri della mia vita e della mia carriera. Senza quella canzone non mi troverei nella posizione in cui sono oggi. Non è mai stato un peso interpretarla, anzi, è sempre una gioia. Insieme ai musicisti cerchiamo ogni volta piccoli dettagli nuovi negli arrangiamenti e nei suoni. Il brano resta lo stesso, ma queste sfumature ci permettono di viverlo ogni volta con entusiasmo. È il punto di partenza di tutto ciò che è arrivato dopo».
Da molti anni Amii Stewart ha scelto l’Italia come seconda casa. Un Paese che considera decisivo tanto per il suo percorso professionale quanto per quello umano.
«L’Italia mi ha dato la libertà di sviluppare la mia carriera in un momento in cui, probabilmente, non avrei potuto farlo con la stessa ampiezza altrove. Mi ha accolta con affetto e mi ha sempre sostenuta nelle mie scelte musicali. Di questo sarò sempre profondamente grata».
Il suo sguardo si allarga poi alla ricchezza culturale dell’Italia, che continua a rappresentare per lei una fonte inesauribile di ispirazione.
«L’Italia mi ha aperto le porte di una cultura straordinaria. Gli Stati Uniti sono un Paese giovane e non possono avere un patrimonio storico come quello italiano. Vivere qui significa arricchirsi ogni giorno. L’Italia è davvero un luogo unico al mondo».
Nel corso della carriera ha condiviso il palco con artisti appartenenti ai più diversi generi musicali. Ciò che continua a cercare in ogni collaborazione, però, va oltre il semplice talento: contano la crescita reciproca e il valore umano.
«Cerco persone che mi aiutino a crescere, artisticamente e umanamente. Mi piace scoprire qualcosa di nuovo attraverso gli altri. Se non sento la possibilità di una crescita reciproca o un autentico valore umano, difficilmente nasce una vera collaborazione. Ci sono persone così ricche di umanità che lavorare con loro è già un privilegio».
La conversazione si sposta quindi sul ritorno della disco music tra le nuove generazioni. Per Amii Stewart il motivo è ben preciso.
«La disco music era divertente, ricca di colori e soprattutto di grandi melodie. Dietro quelle canzoni c’erano compositori straordinari e musicisti autentici. Il computer era uno strumento che arricchiva la musica, non la sostituiva. In quelle produzioni si percepiva il tocco dell’essere umano».
Una riflessione che invita a riscoprire il valore della creatività, dell’interpretazione e della sensibilità artistica.
L’impegno sociale rappresenta da sempre un altro tratto distintivo del suo percorso. Per l’artista, la notorietà comporta anche una responsabilità nei confronti della collettività.
«Dobbiamo restituire qualcosa all’umanità. Aiutare il prossimo è fondamentale. Ci sono artisti come Bruce Springsteen, Stevie Wonder e Joan Baez che, attraverso la loro musica e la loro umanità, riescono a incidere profondamente sulla società».
Guardando al futuro, l’entusiasmo resta immutato. Amii Stewart rivela di essere al lavoro su quattro nuovi brani.
«Questo mi rende molto felice, perché significa continuare a rinnovarmi. Il pubblico non sa mai cosa aspettarsi da me, ma una cosa non cambierà mai: la qualità sarà sempre al primo posto».
Accanto ai nuovi progetti discografici, prosegue anche un’intensa attività concertistica. Tra gli appuntamenti più significativi figurano il ritorno al Blue Note di Milano nel mese di ottobre, il concerto al PalaGeox, attualmente in preparazione, le due serate del 6 e 7 luglio a Time in Jazz di Berchidda insieme all’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari e numerosi altri concerti in programma durante l’estate.
Nella sua attività artistica continua inoltre ad alternare il repertorio pop a quello classico.
«Per me sono due mondi complementari. Lavorare anche con le grandi orchestre mi permette di mantenere la voce nelle migliori condizioni possibili e di sfruttarne tutta l’estensione. Mi considero davvero fortunata».
Non manca uno sguardo ai possibili duetti del futuro. In Italia il nome che cita con maggiore entusiasmo è quello di Marco Mengoni.
«Mi piacerebbe moltissimo cantare con Marco Mengoni. Lo adoro».
Negli Stati Uniti, invece, i sogni portano i nomi di Stevie Wonder e John Legend, artisti che ammira profondamente e con i quali spera un giorno di condividere il palco.
La conversazione si conclude tornando alla recente esibizione di Pietrelcina, dove il pubblico le ha riservato un’accoglienza particolarmente calorosa.
Una serata che molti spettatori ricordano ancora come un’esperienza intensa e coinvolgente, capace di rendere ancora più suggestiva l’atmosfera di un luogo già ricco di spiritualità.
Amii Stewart e Sanremo: un ritorno che avrebbe il sapore di un riconoscimento
Al termine della conversazione emerge spontanea una considerazione.
Amii Stewart partecipò al Festival di Sanremo nel 1983 con il brano Working Late Tonight. Da allora sono trascorsi oltre quarant’anni e il pubblico italiano non ha più avuto l’opportunità di rivederla sul palco dell’Ariston.
Eppure il tempo sembra non aver scalfito né il suo talento né la voglia di mettersi in gioco. Continua a incidere nuovi brani, a esibirsi dal vivo con la stessa intensità e a guardare avanti con entusiasmo.
Per questo, un suo eventuale ritorno al Festival non avrebbe il sapore della nostalgia, ma rappresenterebbe il riconoscimento a un’artista che continua a essere protagonista della scena musicale internazionale.
Negli ultimi anni Sanremo ha dimostrato di saper accogliere generazioni e linguaggi musicali differenti. In questo contesto, la presenza di Amii Stewart costituirebbe un valore aggiunto: una voce che ha segnato la storia della musica e che conserva ancora oggi la capacità di emozionare.
L’Italia le ha dato molto, ma Amii Stewart ha restituito al pubblico italiano altrettanto: concerti memorabili, interpretazioni di grande livello e una carriera costruita con professionalità, passione e rispetto per la musica.
Forse è davvero arrivato il momento di rivederla sul palco del Teatro Ariston con un nuovo brano.
