Apple aveva rimosso Telegram per materiale pedopornografico: cosa è successo
Per qualche ora nella serata di lunedì, Telegram è sparita dall’App Store in diversi paesi. Niente panico: l’app è tornata disponibile nel giro di poco, ma la ragione dietro la rimozione è tutt’altro che banale. Apple ha trovato materiale pedopornografico (CSAM, child sexual abuse material) accessibile tramite l’app e ha agito di conseguenza.
La conferma è arrivata direttamente da 9to5Mac, che ha ottenuto una dichiarazione ufficiale di Apple:
Abbiamo rimosso brevemente Telegram dall’App Store dopo che la nostra revisione ha trovato contenuti che violano le nostre rigide linee guida che vietano il materiale di abuso sessuale su minori. L’app è stata successivamente ripristinata dopo che lo sviluppatore ha prontamente rimosso il contenuto e bannato l’utente che lo aveva pubblicato.
Telegram, dal canto suo, ha risposto prontamente:
Apple ha segnalato un utente che condivideva materiale pedopornografico (CSAM), il quale è stato immediatamente bannato. Nel 2026 Telegram ha rimosso oltre 337.900 gruppi e canali legati al materiale pedopornografico (CSAM).
La risposta di Telegram, concedetecelo, depone solo per metà a suo favore: è quasi come dire che ce ne sono talmente tanti che quelloa segnalata da Apple è solo una goccia nel mare.
Non è la prima volta che Telegram finisce nel mirino di Apple per questo tipo di problema: nel febbraio 2018 l’app era già stata rimossa temporaneamente per “contenuti inappropriati”. In quell’occasione il fondatore Pavel Durov aveva dichiarato che Apple aveva avvisato l’azienda, che aveva poi introdotto protezioni aggiuntive prima del ripristino. Un copione che si è ripetuto quasi identico.
Vale la pena ricordare che Telegram ha una storia di rimozioni dall’App Store anche per ragioni diverse: nel 2023 fu bannata in Brasile per non aver collaborato con le autorità su gruppi accusati di promuovere violenza nelle scuole, e nel 2024 fu rimossa dall’App Store cinese insieme a WhatsApp, Signal e Threads su ordine del governo di Pechino, rimozione che è ancora in vigore.
La questione di fondo resta aperta: la moderazione dei contenuti su Telegram è da anni un punto critico, e la piattaforma continua a fare fatica a bilanciare la sua filosofia di libertà di espressione con le responsabilità che derivano dall’avere centinaia di milioni di utenti.
Che Apple abbia agito in modo rapido e che Telegram abbia risposto altrettanto velocemente è un segnale positivo, ma la facilità con cui certi contenuti circolano sulla piattaforma rimane un problema strutturale che non si risolve bannando un singolo utente, e forse nemmeno centinaia di migliaia, a quanto pare.
Vuoi ascoltare il riassunto dell’articolo?
Source link




