l’allarme dei medici per 400 sfollati sotto il sole
Non è più soltanto un rebus giuridico o un contenzioso tra il Campidoglio e la proprietà. Attorno allo stabile occupato di Spin Time, sigillato dalla Questura dopo il principio d’incendio di mercoledì notte, la questione si è trasformata in un’emergenza medico-sanitaria a cielo aperto.
Con il palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme sbarrato, oltre quattrocento persone – tra cui almeno un centinaio di bambini – si trovano bloccate sul marciapiede, esposte all’ondata di calore che sta picchiando forte sulla Capitale.
A lanciare l’allarme è un fitto cartello di camici bianchi, psicologi e operatori della sanità pubblica, che chiedono senza mezzi termini di riaprire i portoni per evitare risvolti drammatici.
L’incubo del caldo: collassi, sincopi e soccorsi a catena
Le condizioni di chi si trova in presidio permanente davanti all’edificio stanno peggiorando di ora in ora. «Registriamo casi continui di disidratazione grave, colpi di calore e svenimenti dovuti all’esposizione prolungata al sole», denunciano i promotori dell’appello.
L’impatto termico dell’asfalto arroventato, come spiega il docente di Igiene ed Epidemiologia dell’Università di Tor Vergata Fabio Riccardi, azzera qualsiasi possibilità di recupero fisico: «La vicinanza del manto stradale impedisce di trovare un ambiente refrigerato persino durante la notte».
Un microclima estremo che sta mettendo a dura prova la tenuta fisica di anziani, minori e soggetti fragili. In diverse occasioni si è già reso necessario l’invio delle ambulanze del 118 per gestire malori improvvisi e quadri clinici acuti.

Rischi d’infezione e trauma psicologico
A preoccupare la comunità medica non sono soltanto le temperature operative. La completa impossibilità di accedere a servizi igienici adeguati e la carenza d’acqua per la pulizia personale stanno creando il terreno fertile per infezioni cutanee e disturbi gastrointestinali.
Il quadro è reso ancora più critico dalla presenza, tra gli evacuati, di persone affette da patologie croniche severe: ipertesi, cardiopatici, diabetici, nefropatici, donne in gravidanza e pazienti attualmente in cura con la chemioterapia.
A tutto questo si aggiunge la pressione psicologica legata alla perdita improvvisa dell’alloggio e all’impossibilità di recuperare i propri effetti personali, un fattore che sta scatenando stati d’ansia acuti.
L’appello delle tute bianche: “Ripristinare il benessere minimo”
Nel loro appello accorato, i professionisti della salute richiamano la definizione ufficiale fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ricordando che la salute rappresenta uno stato di «totale benessere fisico, psichico e sociale» e non la semplice assenza di malattie.
Con lo stazionamento forzato in strada, queste condizioni di base sono del tutto venute meno.
Da qui la sollecitazione pressante indirizzata alle autorità cittadine e sanitarie: disporre senza ulteriori indugi il rientro degli abitanti negli alloggi dell’immobile, garantendo la sicurezza ed evitando che una crisi abitativa sfoci in una vera e propria emergenza epidemiologica.
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