Friuli Venezia Giulia

uscite volontarie e contratto di solidarietà


Non più 19 licenziamenti, ma 15 possibili uscite volontarie accompagnate da un incentivo economico. È il risultato dell’accordo raggiunto per la Kito Chain Italia di Fusine, nel comune di Tarvisio, dove lavorano complessivamente 98 persone. I dipendenti interessati avranno sei mesi di tempo, da settembre alla fine di febbraio, per presentare la propria candidatura e definire gli importi previsti dal piano sociale di incentivazione all’esodo. Il numero degli esuberi è sceso da 19 a 15 perché, nel frattempo, quattro lavoratori hanno già lasciato autonomamente l’azienda.

Contratto di solidarietà

L’intesa, sottoscritta lo scorso 31 luglio da Fiom Cgil e Fim Cisl, prevede anche l’attivazione del contratto di solidarietà. La richiesta è già stata inoltrata al Ministero e l’ammortizzatore sociale potrebbe essere affiancato da un fondo regionale destinato al sostegno delle imprese. Si tratta di un primo passo nella vertenza aperta dopo l’annuncio della chiusura del reparto che produce accessori e anelloni. Gli esuberi, tuttavia, non riguarderebbero esclusivamente quella linea produttiva, ma sarebbero distribuiti tra diversi settori dello stabilimento. Alcuni dipendenti sono già stati trasferiti dal reparto accessori alle linee dedicate alle catene ad alto valore aggiunto, utilizzate per i paranchi. È proprio su queste produzioni che Kito Chain e il gruppo statunitense Columbus McKinnon, proprietario dell’azienda, intenderebbero puntare per rilanciare lo stabilimento e favorire nuovi investimenti.

Investimenti fino al 2029

L’attivazione degli ammortizzatori sociali era una delle condizioni poste dai sindacati per proseguire il confronto. L’altra riguarda l’attuazione del piano industriale presentato all’inizio di luglio. Il programma prevede investimenti per circa un milione di euro tra il 2026 e il 2027, che dovrebbero salire a un milione e 200mila euro sia nel 2028 sia nel 2029. Le risorse saranno destinate alla revisione delle linee di piegatura e saldatura delle catene, all’acquisto di nuovi macchinari, alla digitalizzazione della produzione e all’introduzione di sistemi di controllo della qualità e dei processi. “Lo stato di agitazione per noi non è concluso – ha dichiarato Fabio Beuzer della segreteria Fiom Cgil di Udine –. Vigileremo affinché gli impegni presi si traducano concretamente in certezze per il futuro dello stabilimento e del territorio”.

Il Pd: “Non è il traguardo finale”

Sull’accordo sono intervenuti anche i consiglieri regionali del Partito democratico Massimo Mentil e Massimiliano Pozzo, secondo i quali l’intesa rappresenta «solo la chiusura di una fase complessa» e non il punto di arrivo della vertenza. “La partita definitiva riguarda la salvaguardia di un presidio fondamentale per decine di famiglie e quindi la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici”, affermano i due consiglieri. Per Mentil e Pozzo sarà ora necessario verificare la solidità del piano industriale e la concreta realizzazione degli impegni assunti dall’azienda. “Le preoccupazioni potranno attenuarsi solo quando gli accordi inizieranno a tradursi in investimenti, produzioni, prospettive occupazionali e certezze per il futuro dello stabilimento e del territorio”. “La perdita di posti di lavoro in un territorio fragile come quello montano – concludono – rappresenterebbe una sciagura non solo economica, ma anche sociale, che tutti dobbiamo evitare fino all’ultimo”.


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