Venaus, cinquanta militanti No Tav e nessun corteo: il presidio smobilita
I primi a lasciare il presidio sono un gruppetto di francesi, incamminati a piedi verso la stazione. A Venaus è iniziato lo smontaggio del “non campeggio” allestito da giovedì da alcune decine di No Tav su un terreno privato. C’è chi carica in auto zaini, sacchi a pelo, viveri e le ultime bottiglie d’acqua ormai calda, poi riparte. Altri restano ancora per qualche ora: in tutto non più di una cinquantina di persone. Sul posto ci sono più giornalisti, operatori video e agenti della Digos che manifestanti. Restano schierati anche i reparti mobili, mentre i controlli agli accessi del paese sono ancora rafforzati.

Per le 10 era stata annunciata una mobilitazione. «Vogliamo rompere l’assedio», avevano scritto i No Tav sui loro canali, invitando a «uscire insieme dal presidio di Venaus» e a «far girare la testa» alle forze dell’ordine. Ma, almeno fino alla tarda mattinata, l’iniziativa non si è concretizzata.


All’appello hanno risposto soltanto due persone, zio e nipote, arrivati al presidio con una bandiera No Tav. Si sono fermati a farsi fotografare mentre dall’interno del presidio qualcuno urlava ai cronisti: «Smettetela di riprendere, non vi diamo il consenso». Secondo alcune indiscrezioni, i militanti rimasti avrebbero deciso di raggiungere la stazione in auto per evitare di essere identificati lungo il tragitto. «L’auto rossa chiude il corteo», si sente bisbigliare all’interno del presidio.


Il movimento si era trasferito a Venaus giovedì, dopo le quattro ordinanze del prefetto di Torino che hanno vietato il campeggio libero, inizialmente previsto a Susa e successivamente anche a Venaus. Il dispositivo di sicurezza resta imponente dopo gli scontri di sabato scorso al cantiere della Torino-Lione, culminati nell’assalto al sito di Chiomonte, con 124 appartenenti alle forze dell’ordine feriti e ingenti danni alle strutture e ai mezzi presenti nel cantiere.
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