Stop al Far West delle agenzie del debito: arriva la stretta Ue
Campagne squillanti sui social e online dove imperversano anche i cosiddetti fininfluencers oltre a sedi fisiche sparse su tutte il territorio. Le agenzie del debito promettono la riduzione o la cancellazione del debito ma i costi del servizio sono spesso poco chiari e rischiano inoltre di peggiore la posizione del cliente bloccandogli il futuro accesso a nuovi finanziamenti. A mettere ordine nella giungla sorta in questi anni è il recepimento della direttiva europea Ccd2 che dovrebbe nei prossimi mesi essere ulteriormente dettagliata da un decreto interministeriale. Le norme puntano a imporre una serie di paletti: requisiti professionali, iscrizione a un albo presso il Mef, indicazioni chiare sui costi e limiti ai conflitti di interesse.
Ad oggi infatti la pletora di soggetti che opera sotto varie forme (dalle spa a srl) si muove in assenza di un quadro certo di riferimento con una campagna dai toni squillanti anche sui social e online. Diffuse in diversi paesi europei da anni, le agenzie di debito o consulenti, possono essere un utile strumento per aiutare chi si è sovraindebitato a renderlo sostenibile garantendo un rimborso ai creditori come sottolineato anche dai rapporti della Commissione Ue. Si tratta di una consulenza non solo finanziaria o legale ma anche psicologica e sociale visto che riguarda soggetti fragili, in difficoltà temporanea per perdita di lavoro o di strati della popolazione meno istruiti o emarginati.
Nel nostro paese il vuoto normativo ha favorito la nascita di questi operatori, alcuni dicono nell’ordine di centinaia o migliaia, spesso finiti nelle cronache giudiziarie o sanzionati dall’Antitrust. Pratiche commerciali aggressive monitorate e spesso denunciate dalla Fondazione Unirec-Consumatori che riunisce l’Associazione di Confindustria Sit delle società di recupero Credito e 7 delle principali Associazione dei Consumatori. Le norme europee, che il nostro paese ha recepito nei mesi scorsi, stabiliscono innanzitutto come i servizi di consulenza non possano essere anche finanziatori o intermediari del credito o gestori del credito in sofferenza. Per questo i servizi ai consumatori in difficoltà devono essere svolti da da fondazioni e associazioni riconosciute per la prevenzione del fenomeno dell’usura iscritte nell’elenco tenuto dal Mef. I servizi devono essere forniti gratuitamente salvo il pagamento eventuale di una commissione che deve essere limitata ai costi operativi effettivamente sostenuti e non già finanziati con risorse pubbliche. C’è poi la possibilità, ma su questo dovrebbe arrivare un decreto interministeriale nei prossimi mesi, che i servizi siano erogati anche da una serie di soggetti iscritti nei diversi elenchi del loro comparto come enti del terzo settore, associazioni dei consumatori e utenti e operatori in servizi non finanziari ausiliari di assistenza e monitoraggio per il microcredito.
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