Shane Embury – Bridge To Resolution
Con non poco coraggio fa il suo esordio solista Shane Embury, storico bassista dei Napalm Death che, con le otto tracce di “Bridge To Resolution”, si allontana nettamente dalla musica pesante prodotta dalla sua band principale per dare ampio sfogo alla sua grande passione per il post-punk e l’industrial rock.

Suoni sintetici e atmosfere gotiche fanno da sfondo a canzoni ben scritte e strutturate, in perfetto equilibrio tra elettronica ed elettricità, con il polistrumentista britannico impegnato su più fronti contemporaneamente.
Sintetizzatori, chitarre, basso e voce: Embury fa praticamente tutto quanto da solo, confermando un talento musicale che scopriamo essere anche molto versatile. In “Bridge To Resolution” non vi sono gli “spigoli” tipici del grindcore o del death metal; il rock elettronico proposto risulta anzi essere decisamente improntato sulla melodia.
Embury se la cava discretamente come cantante, prediligendo le parti pulite nonostante il timbro aggressivo che conferisce particolare cattiveria a brani dirompenti come “Spasm Prayer”, “Thorns In Prayer” e “Taurus”. Suoni pompatissimi ma un po’ antiquati per dare vigore a canzoni magari non ispiratissime ma veraci, con testi fortemente autobiografici che affrontano temi importanti come le dipendenze e la salute mentale.
La passione di Embury per i generi affrontati è evidente, ma il suo approccio è un po’ troppo tradizionale e spesso confuso. Quest’ultimo aspetto risalta all’orecchio soprattutto nelle parti ritmiche, con strati di batterie e drum machine che tendono a disperdersi in un caos indefinibile che soffoca brani potenzialmente validi.
Come già scritto, il cuore dell’album è rappresentato dall’attento lavoro melodico svolto; una piccola sorpresa, considerando il fatto che si tratta pur sempre di un’opera realizzata da un membro dei Napalm Death! Tra le numerose citazioni sparse qua e là (si avvertono echi di Killing Joke, Nine Inch Nails, Skinny Puppy e New Order) colpiscono quelle riconducibili ai Depeche Mode, sfacciatamente scopiazzati nell’ottima title track e nella drammatica “The Gift Of Shame Wrapped In Guilt”.
Nel complesso si tratta di un disco con spunti interessanti ma non sempre sviluppati nel migliore dei modi. È pur vero che il background stilistico di Shane Embury è lontano anni luce dall’elettronica multiforme qui presentata, quindi è impossibile non subire il fascino di un lavoro così poco ortodosso nell’universo Napalm Death.
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