Precipitò dalla tromba delle scale dopo una lite con il compagno, la giudice: “Servono altre indagini sulla dinamica della caduta”

Genova. Ulteriori quattro mesi di indagini e accertamenti specifici per fare chiarezza sulla morte di Evelin Moori Chamorro, peruviana di 30 anni deceduta la notte tra il 31 agosto e l’1 settembre 2025 dopo essere caduta dal sesto piano nella tromba delle scale dell’edificio dove viveva, in salita superiore della Noce nel quartiere San Martino, dopo una lite con il compagno. Li ha disposti la gip Elisa Campagna accogliendo la richiesta dei legali (Paolo e Andrea Costa) dei famigliari della ragazza, che si erano opposti alla richiesta di archiviazione formulata dal pm Giuseppe Longo che aveva indagato il compagno della donna.
Lui aveva raccontato che la lite era nata perché Evelin al suo rientro, dopo una serata passata con il fratello nei vicoli, non aveva trovato a casa le due figlie, che lui aveva lasciato a dormire dalla nonna. Una lite cominciata in casa e finita sulle scale. Secondo la versione dell’uomo, lui a quel punto era sceso dalle scale per uscire di casa e stoppare così la lite e lei gli aveva urlato di tornare indietro sennò si sarebbe buttata di sotto. Poi, sempre secondo quanto raccontato dall’indagato, Evelin aveva perso l’equilibrio ed era precipitata di sotto.
I famigliari invece sono sempre detti certi che Evelin non si sarebbe mai suicidata perché aveva due bimbe piccole, un lavoro ed era una persona molto solare e non li mai convinti neppure la tesi della caduta accidentale. Per questo hanno chiesto accertamenti più accurati sulla dinamica: Evelin era alta 1 metro e 55 e per cadere doveva oltrepassare un corrimano alto 92 cm. Adesso la giudice ha disposto che la procura effettui una “ricostruzione dinamico- biomeccanica della precipitazione al fine di verificare la astratta compatibilità di una precipitazione accidentale mediante superamento spontaneo del corrimano in assenza di ulteriori sollecitazioni da parte di terzi”.
Non solo, come emerso dall’opposizione alla richiesta di archiviazione da parte degli avvocati Paolo e Andrea Costa il cellulare della vittima non era mai stato sequestrato né sono stati acquisiti i tabulati per accertare la tempistica degli eventi.
Perché se sull’ora della morte della donna – indicativamente avvenuta alle 2.30/2.40) sembra esserci abbastanza certezza grazie alle testimonianze di alcuni vicini di casa che avevano le urla sulle scale e e il successivo tonfo, ci sono discordanze circa l’ora del rientro a casa della donna. Il compagno, e con lui sua sorella e il marito di lei (che vivevano tutti nello stesso appartamento dove stava anche Evelin con le bambine) sostengono che la lite poi la tragedia si siano verificati nel giro di pochi minuti da quando la donna era rientrata a casa. Il fratello di Evelin, con cui la ragazza aveva passato la serata) e la fidanzata di quest’ultimo sostengono invece che la ragazza era rientrata a casa quasi un’ora prima. Sul punto la giudice ha chiesto l’acquisizione dei tabulati telefonici per verificare gli orari attraverso le ‘celle’ agganciate dal telefono e l’analisi forense del telefono della donna per provare a ricostruire anche attraverso chiamate e messaggi i momenti antecedenti alla morte e anche il rapporto con il compagno.
L’uomo, indagato per omicidio preterintenzionale, si è sempre proclamato innocente, anche nelle telefonate con gli amici intercettate dagli investigatori che avevano messo sotto controllo il suo telefono: “E’ stato un incidente – dice nelle telefonate – ma non posso provarlo perché sul pianerottolo eravamo solo io e lei. Io sono solo corso giù dalle scale e lei mi è venuta dietro”.
Dalla perizia medico legale era emerso che la donna aveva bevuto diversi drink quella sera e le lesioni esaminate non consentivano “di stabilire la precisa dinamica con cui ha avuto luogo la precipitazione e se questa sia stata accidentale, volontaria o provocata da terzi atteso che i segni rilevati sarebbero compatibili con tutte e tre le eventualità ipotizzate, solo una delle quali penalmente rilevante”.




