Guerra: “Versace rinascerà, si apre un nuovo ciclo, Prada punta a 10 miliardi”

Nella prima semestrale di Prada che include Versace vi sono 305 milioni di fatturato in più ma anche maggiori costi per circa 280 milioni. Per la prima volta l’ad Andrea Guerra spiega come prevede di rilanciare l’azienda appena acquisita. “Nei primi sei mesi siamo cresciuti del 16% con Versace e in maniera organica del 5% con un’accelerazione nel secondo trimestre quando siamo arrivati a fare più 7%”.
Ma il calo della redditività, di circa il 15%, è dovuto al fatto che quest’anno Versace sarà ancora in perdita?
“Il motivo del calo della redditività di gruppo nel primo semestre è in effetti dovuto a Versace, ma avevamo anticipato che quest’anno la perdita sarebbe stata sostanziale. Si tratta di un percorso corretto perché bisogna sistemare tante cose per far sì che questo marchio torni ad essere uno dei più autentici e credibili di questo mondo. Ci vorrà un po’ di tempo ma credo che in questo settore, dove bisogna essere sempre molto rapidi e molto proattivi, in certi momenti tocca anche avere grande pazienza”.
Quali azioni concrete avete cominciato ad avviare sull’azienda appena acquisita?
“Abbiamo iniziato un percorso di riorganizzazione, formato il team con l’arrivo del nuovo direttore creativo Pieter Mulier, individuato le aree in cui fare sinergie e avviato un percorso di pulizia dei canali distributivi. E ora ci prepariamo alle prime sfilate di Mulier a inizio 2027”.
Lorenzo Bertelli è presidente esecutivo di Versace, oltre ai due incarichi operativi nel gruppo. In futuro sceglierete anche un ad?
“Non l’abbiamo in questo momento ma lo avremo”.
Riuscirete a riportare in utile l’azienda della Medusa?
“Un andamento positivo di Versace è sicuramente alla nostra portata, ma ottenere un successo clamoroso è la parte difficile. Occorre mettere insieme tutti quegli ingredienti che sono chiari a noi, ma poi devi tirar fuori anche qualcosa di magico”.
E a livello di gruppo quali sono adesso gli obbiettivi?
“Con il 2025 abbiamo chiuso un ciclo simboleggiato dall’acquisizione di Versace e dalla fine di una crescita spettacolare di Miu Miu. Ora vogliamo dare una crescita solida a Prada e un atterraggio morbido a Miu Miu. Mi sembra che nei primi sei mesi entrambi gli obbiettivi siano stati centrati. Miu Miu anche nel secondo trimestre è cresciuta del 3%, nonostante le difficoltà del Middle East”.
In questi sei mesi avete investito altri 247 milioni nella piattaforma industriale, dove sono stati indirizzati?
“Prada nasce a Milano ma ha un secondo cuore in Toscana, un distretto industriale che ci consente di essere leggeri, veloci e flessibili. Tra poco apriremo un nuovo stabilimento a Piancastagnaio sull’Amiata”.
I dati del canale retail sono tutti in crescita, puntate sempre molto sui negozi di proprietà?
“Prada ha rifatto una serie di importantissimi negozi, non ultimo quello di Hong Kong, in cui abbiamo dedicato un intero piano a un meraviglioso appartamento in cui accogliamo tutti i nostri migliori clienti. Ma ci stiamo preparando per il grande momento di settembre in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, il luogo della nostra nascita nel 1913. Apriamo un epicentro, uno spazio di moda, di cultura, di architettura, di arte che vuol rappresentare la vera narrazione di Prada. Delle nostre radici e del nostro sguardo al futuro e siamo tutti concentratissimi su questo momento storico per il nostro marchio”.
In un momento non facile per il mercato del lusso quale sono le carte che si può giocare Prada rispetto a concorrenti cone Kering o Lvmh?
“Da un lato la capacità di soddisfare il lusso più alto, i tuoi clienti più alti che stanno in forma. Dall’altra parte è in corso una sfida fortissima per attrarre nuovi consumatori, nuovi clienti più giovani. Credo che questa sia in questo momento la grande sfida. Dobbiamo riuscire a raccontare storie credibili, autentiche, dare l’esperienza che cercano. E credo che il nostro essere Luna Rossa da un lato, fondazione d’arte dall’altra, che non sono sponsorizzazioni ma siamo noi che ci giochiamo la Coppa America o che cerchiamo di incidere sul mondo culturale della nostra società, diano a Prada un vantaggio competitivo”.
Quali sono gli obbiettivi di più lungo periodo?
“La nostra ambizione è di arrivare il prima possibile ai 10 miliardi di ricavi. Oggi abbiamo superato i sei miliardi, qualche anno fa stavamo intorno ai 3,5-4 miliardi. Ma sempre puntando sul marchio, le sue radici culturali, il suo racconto al consumatore, la credibilità, tutte cose molto importanti che non devono mai essere messe a rischio”.
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