Emilia Romagna

Imprese, in Emilia-Romagna oltre 43mila aziende a rischio insolvenza


In Emilia-Romagna oltre 43 mila imprese sono esposte a rischio insolvenza. La regione mostra un profilo di solidità migliore della media nazionale: le imprese attive in regione sono 412.564 e, su queste, l’incidenza delle imprese a rischio insolvenza, in un orizzonte di 12 mesi, si attesta al 10,5%, pari a 43.319 aziende, rimanendo a un livello al di sotto della media italiana pari al 12,1%, ovvero 674 mila imprese a rischio sul totale nazionale di 5.570.296 imprese attive (Sevendata su dati CCIAA).

Nel confronto nazionale l’Emilia-Romagna si colloca tra le sette regioni meno esposte. Valori inferiori si registrano solamente in Trentino-Alto Adige (6,6%), Valle d’Aosta (7,5%), Piemonte (8,6%), Friuli-Venezia Giulia (8,7%), Veneto (9%) e Marche (10,1%). Incidenze più elevate si osservano nel Lazio (17,5%), in Calabria (14,0%), Campania (13,8%), Sicilia (13,1%), Abruzzo (13%), Lombardia (12,6%), Molise (12,2%), Umbria e Puglia (12,1%), Basilicata (11,8%), Liguria (11,4%), Sardegna (11,1%) e Toscana (11%).

Su base annua, la quota di imprese a rischio in Emilia-Romagna è cresciuta di 0,9 punti percentuali, a fronte di una crescita media nazionale dell’1%.

I dati emergono dall’osservatorio Business Scan 2026 sviluppato da Sevendata, data company italiana che analizza lo stato di salute del tessuto imprenditoriale italiano e il rischio di insolvenza a 12 mesi, da febbraio 2025 a febbraio 2026. Attraverso rating proprietario basato sull’intelligenza artificiale a reti neurali, vengono focalizzate variabili economico-finanziarie, bilanci, eventi negativi pregiudizievoli e scoperti, profili del management e indicatori strutturali delle imprese su base settoriale e territoriale.

Dentro i confini regionali, l’analisi per provincia evidenzia una variabilità contenuta ma significativa: l’incidenza più elevata di imprese a maggiore rischio si osserva a Reggio Emilia (12%, 6.060 imprese a rischio), Parma (11,8%, 4.902 imprese a rischio), Modena (11,6%, 7.794 imprese a rischio), Rimini (10,4%, 3.897 imprese a rischio) e Bologna (10,1%, 8.877 imprese a rischio) mentre il livello più contenuto si riscontra a Piacenza (9,4%, 2.503 imprese a rischio), Ravenna (9,2%, 3.162 imprese a rischio), Forlì-Cesena (9,1%, 3.418 imprese a rischio) e Ferrara (9,1%, 2.677 imprese a rischio).

“Le imprese dell’Emilia-Romagna nel 2026 si collocano in base al livello di rischio insolvenza sui 12 mesi al settimo posto della classifica nazionale, con un’incidenza inferiore alla media italiana, confermando la tenuta complessiva del tessuto produttivo – commenta Fabrizio Vigo, Ceo e co-founder di Sevendata –. L’analisi provinciale evidenzia differenze da monitorare, con un’incidenza di rischio più elevata a Reggio Emilia e un profilo più solido nelle province di Ferrara e Forlì-Cesena. La regione continua a distinguersi per la qualità e la diversificazione della propria base produttiva, caratterizzata da una forte presenza in tre comparti: il commercio, con un cuore di oltre 85 mila imprese, le costruzioni, con oltre 67mila imprese e l’agricoltura, che supera le 48mila imprese. Allo stesso tempo, alcuni indicatori suggeriscono attenzione: l’incremento della quota di imprese a rischio e il saldo demografico negativo indicano un contesto in cui la resilienza dipende sempre più dalla capacità delle imprese di preservare equilibrio finanziario, continuità operativa e competitività in uno scenario economico caratterizzato da elementi di incertezza”.

In termini di concentrazione del tessuto imprenditoriale, l’Emilia-Romagna fa registrare una variazione annuale delle imprese attive pari a -1,0%, di poco superiore alla media italiana che registra il saldo negativo (-0,8%). Il maggior numero di imprese attive è a Bologna (21,3% del totale regionale, pari a 87.888 aziende), seguita da Modena (16,3%, 67.188 imprese), Reggio Emilia (12,2%, 50.502 imprese), Parma (10,1%, 41.542 imprese), Forlì-Cesena (9,1%, 37.556 imprese), Rimini (9,1%, 37.468 imprese), Ravenna (8,3%, 34.374 imprese) e Ferrara (7,1%, 29.417 imprese). La quota più contenuta è a Piacenza (6,5%, 26.629 imprese). Sul fronte della dinamica annua delle imprese attive, l’andamento più favorevole si osserva a Rimini (+0,3%), mentre la contrazione più marcata riguarda Piacenza (-3,2%).

La lettura demografica regionale indica un saldo negativo tra nuove imprese e cessazioni: il tasso di natalità si attesta al 5,4% e la mortalità al 6,6% (saldo -1,2 punti percentuali). Gli indicatori di resilienza mostrano una sostanziale tenuta: il survival rate – tasso di sopravvivenza – delle imprese nate nel 2024 e ancora attive nel 2026 è pari al 92,4%, in calo di 0,3 punti percentuali rispetto al biennio 2022-2024 (92,8%).

Dal punto di vista settoriale, il numero più alto di aziende attive si registra nel commercio (20,7%), seguito da costruzioni (16,4%) e agricoltura e pesca (11,7%). Le incidenze di rischio insolvenza più elevate si riscontrano invece tra attività estrattive in cava (38,4%), fornitori di energia (22,0%), nelle attività immobiliari (16,2%) e nelle costruzioni (14,3%). Le attività meno a rischio sono invece quelle legate a agricoltura e pesca (2,8%) insieme alle attività finanziarie e assicurative (4,6%).


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »