Lazio

Bomba carta a Casetta Mattei, l’esplosione nel portone d’ingresso di una palazzina. L’ipotesi dell’avvertimento

Un boato, improvviso, che spacca in due il silenzio della notte e fa tremare i vetri dell’intero isolato. Poi il fumo denso, l’odore acre di bruciato che sale su per le scale e la paura dei residenti catapultati fuori dal letto nel panico.

Era da poco passata 01:30 nella notte tra martedì 28 e mercoledì 29 luglio quando il quartiere di Casetta Mattei, nella periferia sud-ovest della Capitale, si è risvegliato con il rumore sordo d’un attentato.

A finire nel mirino della criminalità –secondo quanto appreso da fonti investigative è stato il portone d’ingresso di una palazzina in via dei Cantelmo.

Un ordigno di fabbricazione artigianale – una potente bomba carta – è stato piazzato ad arte proprio a ridosso della struttura, provocando diversi danni alla porta d’accesso e mandando in frantumi i vetri e gli arredi dell’androne.

La Scientifica sui resti dell’esplosione e il dettaglio dell’acetone

Sul posto sono piombate le volanti del Commissariato di P.S. San Paolo, seguite a ruota dalle Unità degli Artificieri e dai tecnici della Polizia Scientifica.

Per ore le tute bianche della Polizia hanno setacciato ogni centimetro d’asfalto e di pianerottolo a caccia di tracce utili a dare un nome al commando o al singolo esecutore.

Tra i detriti, gli investigatori hanno repertato un elemento ritenuto particolarmente interessante: un flacone di acetone, rimasto parzialmente integro vicino al punto d’impatto della deflagrazione.

Gli esperti della Scientifica stanno ora analizzando il recipiente per verificare se sia stato utilizzato come accelerante per raddoppiare l’effetto incendiario del manufatto o se contenga impronte digitali e tracce di DNA lasciate da chi ha innescato la bomba.

Immagine di repertorio

A chi era diretto il messaggio?

Sulla matrice dell’episodio gli inquirenti mantengono la massima riservatezza, ma la dinamica parla da sola.

La scelta di posizionare un ordigno di quella portata direttamente a contatto con la porta di un condominio non è una bravata giovanile: ha tutta l’aria di essere un avvertimento in pieno stile criminale, una pressione del racket o la resa dei conti legata agli ambienti dello spaccio o della malavita locale.

Le direttrici dell’inchiesta:

L’analisi delle frequentazioni: Gli investigatori stanno passando al setaccio lo storico, le professioni e i contatti dei residenti dello stabile per individuare il reale destinatario dell’intimidazione;

I filmati della videosorveglianza: Acquisiti i nastri delle telecamere di sicurezza pubbliche e private puntate su via dei Cantelmo e sulle vie di fuga limitrofe per immortalare i movimenti di veicoli o persone sospette nelle fasi antecedenti al boato;

Esame dei rilievi chimici: Verifiche sulla composizione del materiale pirico impiegato per stabilire se riconducibile a specifici canali di approvvigionamento illegale.

Mentre l’androne della palazzina resta transennato per i rilievi e la messa in sicurezza, a Casetta Mattei sale la preoccupazione per un segnale di violenza che riaccende i riflettori sulle tensioni sotterranee nei quartieri della Capitale.

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