Società

Sterminio a Gaza”, scoppia il caso in una scuola dopo lettera di un docente agli studenti. Frassinetti: “Libertà di insegnamento sì, propaganda no

Le parole pronunciate davanti a una classe al termine dell’esame di Stato hanno innescato un caso politico che arriva fino in Parlamento.

Al centro della bufera un docente che, nel salutare i suoi studenti dopo la prova finale, avrebbe aggiunto un messaggio dai toni durissimi: un richiamo alle “atrocità compiute nella Striscia di Gaza”, con un’accusa diretta a quanti, secondo il professore, sarebbero “complici dello sterminio” in corso nel territorio palestinese.

A sollevare la questione nelle scorse settimane sono stati gli studenti, alcuni dei quali avrebbero riferito il contenuto di quelle parole agli organi scolastici.

Il caso è approdato in Aula con un’interrogazione parlamentare presentata dal Partito Democratico e da Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno chiesto conto al Ministero dell’Istruzione e del Merito di eventuali provvedimenti disciplinari a carico del professore.

La risposta del Governo: “Accertamenti non ispettivi”

A rispondere direttamente, davanti alla Commissione Cultura della Camera, è stato il sottosegretario all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti. L’esponente del governo ha premesso subito un chiarimento: contrariamente a quanto paventato dagli interroganti, non è stata avviata alcuna attività ispettiva formale nei confronti del docente, ma solo “meri accertamenti” rientranti nella ordinaria competenza dell’ufficio scolastico regionale.

“Tale attività – ha spiegato Frassinetti – costituisce un atto dovuto anche in considerazione della rilevanza mediatica assunta dalla vicenda e dalle segnalazioni di alcuni studenti”. Nessun giudizio preventivo, ha assicurato: “Nessuna valutazione compiuta potrà essere espressa se non dopo aver acquisito l’esito di detti accertamenti”.

Il confine tra libertà di insegnamento e propaganda

Il sottosegretario ha tuttavia tracciato una linea netta. “Un conto è la libertà di insegnamento costituzionalmente garantita – ha affermato – altro è, come sembrerebbe emergere dalle segnalazioni, definire gli esponenti politici dei Paesi cosiddetti civili e democratici come, in estrema sintesi, complici dello sterminio”.

Parole che, se confermate nella loro formulazione e nel contesto in cui sono state pronunciate, richiederebbero secondo il Ministero una valutazione approfondita sulla loro compatibilità con la missione educativa della scuola. “La scuola deve garantire agli studenti un confronto aperto e plurale, fondato sul rigore storico e sullo sviluppo del pensiero critico – ha rimarcato Frassinetti – senza trasformarsi in veicolo di attribuzione di responsabilità personali”.

La circolare del Ministero e la risoluzione della Camera

Il sottosegretario ha ricordato che il Ministero ha già emanato una circolare per richiamare le istituzioni scolastiche alla necessità di promuovere iniziative coerenti con le finalità educative, assicurando “il pluralismo delle posizioni culturali e scientifiche” anche attraverso una qualificata selezione di relatori ed esperti.

Sulla stessa linea si colloca la recente risoluzione approvata dalla Commissione Cultura della Camera – fortemente sostenuta dal Governo – che impegna l’esecutivo a rafforzare le azioni di indirizzo affinché le scuole promuovano iniziative improntate al pluralismo e al confronto tra posizioni diverse, evitando però che le attività educative “vengano utilizzate come veicolo di condizionamento, propaganda ideologica, politica o religiosa”.

Il delicato equilibrio tra formazione e indottrinamento

A chiudere l’intervento del sottosegretario è stata una riflessione sul ruolo della scuola nella società contemporanea. “È proprio nell’ambito dell’equilibrio tra libertà di insegnamento e responsabilità educativa che si colloca l’azione del Governo – ha concluso Frassinetti – volta a tutelare il diritto degli studenti a una formazione libera, pluralista e rispettosa dei principi costituzionali”.

L’obiettivo, ha ribadito, resta quello di garantire agli studenti un percorso educativo fondato sul rigore metodologico, sull’autonomia intellettuale e sul dialogo, senza che possano trovare spazio “forme di indottrinamento ideologico incompatibili con la missione educativa della scuola”.

Ora l’attenzione è rivolta all’esito degli accertamenti dell’ufficio scolastico regionale. Saranno quelle valutazioni a determinare se il professore sarà chiamato a rispondere delle sue parole o se, invece, quelle affermazioni rientreranno nel perimetro della libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione.


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