Società

Crepet: “I social vanno vietati sotto i 16 anni per creare la probabilità che nasca un genio. Sono peggio dell’eroina”

In un’intervista rilasciata a Repubblica, Paolo Crepet riflette su ciò che osserva ogni giorno viaggiando sui treni. Lo psichiatra racconta di vedere manager e professionisti di altissimo livello che passano il tempo da Milano a Roma guardando video banali, come un gattino che cade in una vasca o un serpente che strangola un contadino filippino.

Il dubbio che solleva è come queste persone, una volta scese dal vagone, possano avere la freschezza mentale per gestire un’azienda dopo essersi immerse in tali contenuti.

Una dipendenza che supera quella dall’eroina

Il problema principale riguarda la quantità di tempo che i giovani trascorrono davanti allo schermo, un’abitudine che ha i tratti di una vera schiavitù. Crepet cita il caso di una studentessa inglese che usava il cellulare per 12 ore al giorno. Lo psichiatra mette a confronto questo isolamento con le vecchie tossicodipendenze, arrivando a una conclusione netta.

Questa come la chiami? – si chiede Crepet – Molto di più dell’eroina. L’eroinomane faceva tante cose durante la giornata: rubava, guardava le macchine. Poi si bucava”. Secondo la sua analisi, i ragazzi di oggi sono invece tossicodipendenti per dodici ore filate, trascorrendo anche le notti a controllare se sia arrivata la fotografia di una birra su Instagram mandata da un fidanzato virtuale mai conosciuto dal vivo.

La fuga dalla realtà e l’isolamento

Questa vita virtuale finisce per sostituire le esperienze concrete. Invece di andare al pub, molti restano chiusi in casa perché magari fuori piove o è troppo faticoso muoversi, preferendo commentare una foto sul telefono. Proprio per questo motivo, Crepet sostiene una posizione decisa: “Vanno vietati sotto i 16 anni sti social”.

Il rischio è che questo isolamento svuoti il pensiero e limiti le potenzialità dei ragazzi, che smettono di confrontarsi con la fatica e la bellezza della realtà. Per lo psichiatra è fondamentale ridare ai giovani degli esempi e fargli vedere cose diverse, invece di lasciarli immersi in una ripetitività che non porta a nessuna crescita e che, anzi, va combattuta attivamente.

Va vietata la stupidità, – afferma Paolo Crepet – va vietata ogni forma di stupidità, va perseguita la stupidità. E allora la ripetitività è stupidità perché il genio non ripete e quindi dobbiamo conformarci all’idea di creare la probabilità che nasca un genio”. L’obiettivo dell’educazione e della società, dunque, non deve essere quello di appiattirsi su modelli mediocri, ma di costruire le condizioni affinché l’originalità e il talento possano finalmente fiorire.


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