Lettera mattarella

Una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Matteralla per chiedere una maggiore attenzione alla salute e alla tutela dei Vigili del Fuoco. È quella scritta dai figli di Antonio Ralli e Mario Marraghini, due dei vigili che hanno lavorato per trent’anni nella caserma di Arezzo e che sono morti a pochi mesi di stanza l’uno dall’altro per glioblastoma. Una tragica sorte condivisa con un altro vigile aretino, Maurizio Ponti. E così Matteo Ralli e Alessio Marraghini, rispettivamente presidente e vice presidente dell’associazione Salute e Prevenzione per i Vigili del Fuoco, hanno inviato nei giorni scorsi la missiva, con la speranza che Mattarella legga le loro parole e prenda in esame le richieste che mirano a mantenere alta la guardia sulla salute di chi per primo si prodiga per gli altri.
Sono partiti dal dramma vissuto dalle famiglie aretine: “Da quella esperienza è nata una domanda che, negli anni, è diventata il cuore della nostra attività: come possiamo contribuire a tutelare la salute di coloro che dedicano la propria vita al soccorso della collettività?
Non pretendiamo di avere risposte che spettano alla scienza. Crediamo però che alcune domande meritino di essere affrontate con determinazione, rigore e responsabilità dalle istituzioni della Repubblica”.
Alessio e Matteo hanno parlato del lavoro di studio e della raccolta di testimonianze, provenienti da tutta la Penisola, che ha caratterizzato gli ultimi 12 mesi: “Più ascoltavamo queste storie, più maturava in noi una convinzione: il nostro impegno non poteva più riguardare soltanto i nostri padri, ma tutti i Vigili del Fuoco”.
Hanno poi puntato l’attenzione sull’importanza della ricerca scientifica: “La ricerca scientifica internazionale sta dedicando crescente attenzione a questi temi. Anche in Italia qualcosa ha iniziato a muoversi: sono stati avviati primi studi, sono state presentate interrogazioni parlamentari e il dibattito istituzionale ha iniziato, seppur timidamente, ad affrontare il tema. Riconosciamo con gratitudine questi primi segnali”. E hanno espresso i loro timori: “Eppure, Signor Presidente, abbiamo la sensazione che tutto questo non sia ancora sufficiente. Temiamo che esistano molte storie che non sono mai emerse. Famiglie che hanno affrontato percorsi difficili senza sapere a chi rivolgersi. Vigili del Fuoco che si sono ammalati senza che le loro esperienze potessero contribuire ad accrescere la conoscenza collettiva. La nostra maggiore preoccupazione è che il nostro Paese non riesca ancora a conoscere pienamente ciò che accade a chi ha dedicato la propria vita al servizio degli altri”.
“Sappiamo bene – spiegano – che il personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco non rientra nel sistema ordinario di tutela assicurativa dell’Inail e che la principale forma di tutela passa attraverso l’istituto della causa di servizio.
Anche le nostre famiglie hanno intrapreso questo percorso, alcune richieste sono già state respinte, altre proseguono nelle sedi previste dall’ordinamento. Non richiamiamo queste vicende per chiedere un intervento sui singoli procedimenti, che rispettiamo pienamente, ma perché riteniamo che esse evidenzino quanto sia difficile affrontare patologie complesse in assenza di un quadro epidemiologico sufficientemente consolidato e di strumenti di conoscenza ancora più efficaci.
Questa complessità ricade spesso anche sulle famiglie, che si trovano ad affrontare autonomamente approfondimenti scientifici, consulenze specialistiche e ricostruzioni documentali mentre stanno già vivendo il peso di una grave malattia o di un lutto. E crediamo che nessuna famiglia dovrebbe sentirsi sola nel compiere questo percorso”.
Nell’ultima parte della lunga missiva lanciano un appello: “affinché, nell’ambito della Sua alta funzione di garante dei valori della Repubblica, possa contribuire a mantenere viva l’attenzione delle istituzioni su questo tema, incoraggiando una sempre maggiore sensibilità verso la ricerca scientifica, il monitoraggio epidemiologico, la prevenzione e la tutela della salute dei Vigili del Fuoco.
Non Le chiediamo risposte che la scienza non ha ancora definitivamente raggiunto. Le chiediamo soltanto che la ricerca di quelle risposte possa diventare un impegno sempre più strutturato e condiviso dal nostro Paese.”
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