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>>>ANSA/ Terremoto nella destra polacca, espulso l’ex premier Morawiecki – Altre news

(di Fabio Fantozzi)
Un vero e proprio terremoto ha
scosso la destra storica polacca. Il partito Legge e Giustizia
(Pis), una delle due principali componenti assieme a Fratelli
d’Italia del gruppo Ecr al Parlamento europeo, ha vissuto uno
psicodramma senza precedenti che ha portato all’espulsione
dell’ex premier Mateusz Morawiecki e di circa 40 deputati, tre
europarlamentari e un senatore, accusati di non essere fedeli
alla linea ultraconservatrice del leader Jarosław Kaczyński,
presidente indiscusso della formazione politica dal 2023. Il Pis
ha governato il Paese dal 2015 al 2023, fino alla storica
sconfitta delle legislative dell’ottobre 2023 – dove in realtà
arrivò primo per voti ma non riuscì a raccogliere abbastanza
seggi per formare il governo – inflitta da parte dell’ampia
coalizione europeista di Donald Tusk. Dopo la vittoria del
proprio candidato Karol Nawrocki alle elezioni presidenziali del
maggio 2025, il vecchio leader Kaczyński ha cercato di
avvicinare il PiS alle formazioni di ultra-destra come
Konfederacja presentando una piattaforma programmatica (la
Dichiarazione polacca) in funzione anti-Tusk. La mossa era stata
studiata in vista delle elezioni dell’autunno del prossimo anno,
un appuntamento decisivo anche per l’Unione europea che teme un
ritorno della forza euroscettica con la quale si è più volte
scontrata sul rispetto dello stato di diritto.

   
Un’impostazione rifiutata da Morawiecki che invece, tramite
la sua Associazione Sviluppo Plus, voleva modernizzare il
partito, intercettando nuovi contributi dalla società civile, e
portarlo su posizioni più moderate. “Sappiamo quanto
drasticamente stia cambiando la società polacca. Pertanto, le
proposte che vengono presentate non possono essere
anacronistiche o obsolete”, spiega l’ex premier assicurando che
mai avrebbe voluto fondare un altro partito ma di aver sempre
lavorato per l’unità. Di fronte all’ultimatum del capo del suo
partito, Morawiecki ha accettato l’espulsione, portandosi con sé
un notevole drappello di parlamentari, con i quali – ha fatto
intendere – costituirà un’altra forza per spodestare il premier
in carica Tusk.

   
La scissione a Varsavia ha ricadute anche a Bruxelles. Dal
gennaio 2025 Morawiecki è infatti anche presidente del Partito
dei Conservatori e dei Riformisti Europei in successione alla
premier Giorgia Meloni che aveva deciso di passare il testimone
anche per svolgere al meglio il suo ruolo governativo. Una volta
formalizzata l’espulsione di Morawiecki dal PiS, l’ex premier
polacco decadrà anche dalla presidenza del Partito dei
Conservatori e Riformisti europei. Lo statuto vieta infatti di
ricoprire incarichi a chi non appartiene a uno dei partiti
membri. La guida ad interim passerà all’europarlamentare di
Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, primo vicepresidente esecutivo,
fino alla convocazione di una nuova assemblea, prevista
probabilmente tra settembre e ottobre, che eleggerà il nuovo
presidente.

   
Più limitate le ricadute sul gruppo Ecr al Parlamento
europeo, guidato dal duo Nicola Procaccini di FdI e Patryk Jaki
del Pis. La delegazione polacca, che oggi conta 20 seggi,
dovrebbe perdere tre o quattro eurodeputati (sicuri Waldemar
Buda, Michał Dworczyk e Piotr Müller). La composizione di Ecr,
che con 84 seggi resta il quarto gruppo a Strasburgo, non
dovrebbe subire grandi variazioni, in quanto i fuoriusciti
vorrebbero restare nella stessa famiglia europea. In attesa di
vedere gli sviluppi alla ripresa a settembre, anche in funzione
del rinnovo delle nomine di medio termine dell’Eurocamera, di
certo c’è solo che lo scossone nel Pis, già in calo nei sondaggi
degli ultimi mesi, allontana l’ipotesi di un ritorno di un
governo euroscettico a Varsavia.

   

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