Friuli Venezia Giulia

Sotto l’Adriatico potrebbe nascondersi un tesoro d’acqua dolce

TRIESTE.news

24 luglio 2026 – ore 18:30 – Si è conclusa la missione scientifica condotta a bordo della nave da ricerca Laura Bassi dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale – OGS per individuare possibili riserve di acqua dolce nel sottosuolo marino dell’Alto Adriatico. La campagna, realizzata nell’ambito del progetto europeo Rescue, ha interessato un’area situata a circa dieci chilometri dalla costa, compresa tra Jesolo e il delta del Tagliamento, al largo di Lignano. L’obiettivo è mappare eventuali acquiferi presenti a oltre 400 metri sotto il fondale, che in futuro potrebbero integrare le forniture di acqua potabile e quelle destinate all’agricoltura e all’industria, contribuendo anche a ridurre i costi della desalinizzazione. Il progetto Rescue, coordinato dall’Università di Trieste e del quale l’OGS è partner, punta a rafforzare la sicurezza idrica attraverso la ricerca di risorse di acqua dolce presenti in acquiferi costieri e offshore ancora inesplorati. A bordo della Laura Bassi hanno partecipato alla missione ricercatori e studenti dell’OGS, delle Università di Trieste e di Pisa, del Cnr-Ismar di Bologna, dell’Università di Malta e del Monterey Bay Aquarium Research Institute, in California.

Durante la campagna sono state effettuate indagini geofisiche di sismica a riflessione, finalizzate a ottenere immagini del sottosuolo marino, e attività di mappatura del fondale. Per la prima volta nell’area sono state inoltre condotte rilevazioni di tipo elettromagnetico. Le operazioni non hanno previsto il campionamento diretto del fondale. «I dati sono di ottima qualità, ma richiederanno molti mesi di elaborazione nei laboratori a terra prima di poter confermare la presenza degli acquiferi nel sottosuolo marino dell’Alto Adriatico», ha spiegato Cristina Corradin, ricercatrice dell’OGS e coordinatrice scientifica della spedizione. «Le operazioni hanno richiesto l’integrazione di diverse strumentazioni geofisiche e una stretta collaborazione tra i gruppi di ricerca, il personale tecnico-scientifico e l’equipaggio della nave», ha aggiunto Daniela Accettella dell’OGS, capomissione a bordo della Laura Bassi.

Articolo di Francesco Viviani

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