Economia

Dazi, Trump minaccia l’Ue dopo la multa a Google: “Pagherà un prezzo molto alto, li avevo avvertiti”

ROMA – La multa inflitta dall’Ue a Google ha fatto letteralmente infuriare la Casa Bianca. L’Ue “pagherà un prezzo molto alto per questa condotta illegale e profondamente scorretta, contro la quale li avevo ripetutamente messi in guardia“, è stata la minaccia che Donald Trump ha affidato al suo social Truth.

La sortita del presidente americano era stata anticipata dal rappresentante Usa per il Commercio Jamieson Greer, che aveva evocato – sebbene con toni meno bruschi – possibili conseguenze tariffarie per l’Unione dopo la maximulta inflitta giovedì a Google. Il Digital Service Act e il Digital Market Act, i due strumenti con cui l’Ue sta tentando di normare il Far West digitale, rischiano di essere il vero pomo della discordia transatlantica nei prossimi mesi. Gli Stati Uniti non sono il “salvadanaio” dell’Europa e “non lo diventeranno. Prevediamo di imporre loro pesanti dazi doganali il prima possibile“, ha avvertito Trump chiedendo la revoca delle sanzioni per le Big Tech e preannunciando nuove indagini sulla base della Sezione 301 del Trade Act per quella che ha definito “una pratica di rapina”.

Per la Commissione, tuttavia, si tratta solo di applicare le regole, senza prendere nel mirino nessuno. E più volte, da Bruxelles, è stato ribadito come sulle regole che l’Ue si dà neanche gli Usa possono interferire. “Oggi abbiamo dato un cartellino giallo a Tiktok, le nostre regole sono imparziali”, ha osservato una fonte dell’esecutivo europeo.

L’annunciata nuova indagine degli Usa addensa tuttavia nuove nubi. Anche perché a Bruxelles vedono con crescente scetticismo l’utilizzo di tali inchieste commerciali. La motivazione che ha portato il tycoon ai nuovi dazi – inflitti sulla base della Sezione 301 del Trade Act, volta a contrastare i paesi che si macchiano di lavoro forzato – ha per esempio irritato non poco Palazzo Berlaymont.

“Le accuse di carenze sui controlli sono infondate”, ha osservato da Manila l’Alto Rappresentante Ue Kaja Kallas parlando con Reuters. “Abbiamo già in vigore norme rigorose, e pertanto respingiamo totalmente l’idea che l’Ue possa essere considerata come un fattore che contribuisce al problema globale del lavoro forzato”, ha ribadito la portavoce della Commissione Paula Pinho.


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