Marche

Delitto Pamela Mastropietro a Macerata, Oseghale disponibile a incontrare di nuovo la madre della vittima. Ecco il motivo

MACERATA Dal carcere di Ferrara Innocent Oseghale ha accettato la proposta di Alessandra Verni di incontrarsi per la seconda volta. Il nigeriano 37enne condannato in via definitiva all’ergastolo per aver ucciso, violentato e fatto a pezzi la 18enne romana Pamela Mastropietro il 30 gennaio del 2018 a Macerata, ha comunicato al direttore del carcere e al magistrato di sorveglianza di accettare la proposta di incontro fatta dalla mamma di Pamela. Ora dovranno essere loro, eventualmente, ad autorizzare l’incontro. 

La giustizia

Lo scorso giugno Alessandra Verni aveva partecipato a un convegno a Parma sulla giustizia riparativa. In quel contesto aveva raccontato il dramma vissuto per poi consegnare al Garante delle persone private della libertà personale della Regione Emilia-Romagna una lettera ufficiale destinata a Oseghale in cui chiedeva un nuovo incontro con l’assassino della figlia. «Io e lui, da soli, senza mediatori, fuori da ogni percorso di comodo. Non cerco vendetta, cerco giustizia – aveva detto Verni -. Voglio i nomi dei complici. Voglio la verità. Se rifiuterà o rimarrà in silenzio, avremo la prova definitiva che i percorsi fatti finora sono stati solo un calcolo di convenienza per ottenere benefici».

La risposta

Oseghale ha dunque accettato la proposta. «È disponibile a incontrarla anche al di fuori della giustizia riparativa – ha dichiarato per lui il difensore, l’avvocato Simone Matraxia -, ma ovviamente con l’assistenza del personale di polizia penitenziaria che sorvegli l’incontro».

La precisazione

Il difensore ha comunque precisato che «Oseghale accoglie la richiesta per poter chiedere scusa ma non per fare eventuali nomi perché, come ha già detto tante volte e come mi ha ribadito anche di recente, ha fatto tutto da solo». Il primo incontro tra Alessandra Verni e Oseghale era avvenuto il 7 marzo del 2025. In quella circostanza Verni raggiunse il carcere di Ferrara vestita come la figlia il giorno del suo massacro, indossando un paio di leggins e un pellicciotto senza maniche. Sotto, un giubbotto di pelle e una maglietta con le foto dei resti della figlia come erano stati fotografati sul tavolo settorio dell’obitorio. La donna aveva anche scurito i capelli, legati in una coda e aveva tagliato le ciocche sulla fronte per avere anche lei, come la figlia, la frangetta.




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