Umbria

«Umbria 2030», Regione dà vita a 12 tavoli per affrontare i mali strutturali del Cuore verde

Nel corso degli ultimi decenni le giunte regionali di ogni colore prima o dopo si sono confrontate con un problema: come impostare la cosiddetta concertazione? In parole povere, come organizzare il dialogo e i rapporti con il mondo economico-sociale, con l’associazionismo, con il Terzo settore e in generale con tutti i portatori di interesse? La “falegnameria” politica ha dato vita nel corso del tempo a diversi tavoli e alleanze, mentre ora la giunta Proietti ha deciso di puntare su un modello chiamato «Umbria 2030», che ha l’obiettivo di incidere su alcuni dei mali strutturali della regione, dall’inverno demografico alla crescita economica stagnante, dalla fuga dei giovani ai ritardi strutturali. Vaste programme avrebbe commentato il generale De Gaulle.

Protocollo strategico Il progetto viene presentato come un protocollo strategico e un nuovo modello di governance partecipata, fondato sulla concertazione permanente tra istituzioni, organizzazioni sindacali, associazioni di categoria, imprese, Terzo settore e società civile, con l’obiettivo di costruire una visione condivisa dello sviluppo regionale, collegata all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e agli strumenti di programmazione economico-finanziaria della Regione. Quanto al nome, «Umbria 2030» è stato scelto anche perché «vogliamo costruire insieme l’Umbria che vogliamo consegnare alle cittadine e ai cittadini umbri dopo la fine di questo mandato».

I problemi Alla base dell’iniziativa c’è la lettura delle principali criticità dell’Umbria, richiamate anche nei più recenti rapporti dell’Ocse e della filiale di Perugia di Banca d’Italia. Da un lato c’è una regione che mantiene buoni livelli di qualità della vita e dei servizi pubblici, ma che continua a fare i conti con una crescita economica debole, il calo demografico, la perdita di giovani qualificati e ritardi nelle infrastrutture; dall’altro, il quadro economico più recente evidenzia una crescita moderata, sostenuta soprattutto da turismo e edilizia, mentre l’industria e le esportazioni mostrano segnali di rallentamento in un contesto internazionale considerato ancora incerto.

Un nuovo paradigma Secondo il documento, per affrontare questi problemi «occorre un nuovo paradigma di sviluppo, basato sull’ascolto, la concertazione, la coprogettazione e la cogenerazione di soluzioni forti, solide e strutturali a problemi atavici». L’intenzione della giunta è quindi superare il tradizionale modello della consultazione per coinvolgere direttamente i soggetti interessati anche nella fase di elaborazione delle politiche pubbliche e nell’individuazione delle priorità di investimento, in particolare in vista della futura programmazione europea relativa ai fondi 2028-2034.

I tavoli Il modello organizzativo si articola su due livelli. Il primo è il Tavolo generale, presieduto dalla presidente Stefania Proietti, che rappresenterà la sede di confronto sugli atti strategici più importanti, come il Documento di economia e finanza regionale e il bilancio. Il secondo livello è composto da dodici tavoli tematici, coordinati dagli assessori competenti e caratterizzati da una partecipazione definita «a geometria variabile», con il coinvolgimento soltanto dei soggetti interessati ai singoli argomenti.

I settori I tavoli coprono praticamente tutti i principali settori dell’azione amministrativa: sanità, politiche familiari, inclusione sociale, fondi europei e organizzazione della macchina regionale, innovazione e digitalizzazione, lavoro e sviluppo economico, infrastrutture e trasporti, transizione ecologica, governo del territorio, istruzione e welfare, partecipazione e Terzo settore, agricoltura, turismo, sport e valorizzazione dei borghi. Tra i principi indicati nel documento figura anche quello dell’autorappresentazione, sintetizzato nella formula «Nulla su di noi senza di noi», con l’obiettivo di garantire il coinvolgimento diretto delle categorie interessate, delle organizzazioni e dei cittadini, con particolare attenzione ai giovani e alle persone più fragili.

Le regole Il Tavolo generale dovrà riunirsi almeno due volte all’anno, oltre alle convocazioni necessarie per l’esame degli atti strategici. La struttura tecnica della Regione avrà il compito di predisporre la documentazione con almeno dieci giorni di anticipo, mentre i soggetti firmatari saranno chiamati a contribuire al monitoraggio degli interventi, fornendo dati e informazioni utili a verificare gli effetti delle politiche adottate e a promuovere la partecipazione anche tra i propri associati.

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