Un ponte tra ospedale e domicilio, inaugurato l’Osco di Maranello

È stato inaugurato oggi, venerdì 17 luglio, l’Ospedale di Comunità (Osco) del Distretto Ceramico collocato a Maranello, una delle strutture previste dalla Missione 6 del Pnrr in attuazione delle nuove indicazioni nazionali sull’assistenza territoriale e che darà al territorio 15 nuovi posti letto. Si amplia così la rete sul territorio della Provincia di Modena: sono infatti attivi da tempo gli Ospedali di Comunità a Castelfranco Emilia, Fanano e Carpi e, da alcune settimane, quelli di Maranello e Modena che sarà inaugurato dopo l’estate.
Al taglio del nastro, cui è seguita la visita alla struttura e l’incontro con i professionisti, erano presenti, Michele de Pascale, Presidente della Regione Emilia-Romagna; l’Assessore alla Sanità Massimo Fabi; Massimo Mezzetti, presidente Conferenza territoriale sociale e sanitaria della provincia di Modena; Fabio Braglia, presidente della Provincia, Mattia Altini, Direttore generale Azienda USL Modena; Federica Ronchetti, Direttrice distretto di Sassuolo; Luigi Zironi, Sindaco di Maranello; Matteo Mesini, Presidente Unione Distretto Ceramico, oltre a membri della Ctss e consiglieri regionali, autorità civili, religiose, associazioni di volontariato. Erano inoltre presenti Michele Antoniazzi, Chief Human Resources Officer di Ferrari, e Massimiliano Morini, Consigliere di amministrazione di Fondazione di Modena, enti che hanno donato contributi per la realizzazione della struttura.
L’Osco presentato oggi a Maranello è a disposizione di tutto il Distretto Ceramico, si sviluppa su una superficie lorda di circa 1200 mq. Il progetto ha visto un intervento finanziato con fondi PNRR (per 4.061.513 euro) e mutuo aziendale (per 200.000 euro), per un totale di oltre 4milioni 200mila euro. Determinante la collaborazione con il Comune di Maranello che ha concesso all’Ausl a titolo gratuito il diritto di superficie sul terreno per cinquant’anni; i lavori sull’area esterna e le opere di urbanizzazione necessarie al funzionamento della struttura sono state effettuate invece dal Comune anche grazie al sostegno di Fondazione di Modena e di Ferrari, che ha contribuito anche alla realizzazione dell’Osco.
Gli Ospedali di Comunità sono strutture sempre più importanti per far fronte all’aumento delle cronicità e all’invecchiamento della popolazione, in quanto si pongono come ponte tra l’ospedale e il domicilio, a garanzia della continuità dell’assistenza, rispondendo all’esigenza di flessibilità organizzativa e di supporto alla famiglia e ai caregiver. Si rivolgono a pazienti che non presentano patologie acute e non necessitano dunque del ricovero o della permanenza in ospedale, ma hanno comunque bisogno di cure continuative o specifiche difficilmente gestibili a casa, o della formazione e addestramento alla migliore gestione possibile delle nuove condizioni cliniche e terapeutiche e di un riconoscimento precoce di eventuali sintomi di instabilità nel paziente. Ciò avviene grazie al coordinamento degli infermieri e alla presenza giornaliera dei medici di medicina generale e di altre figure sanitarie.
In questo modo questi pazienti e le loro famiglie possono ricevere un’assistenza più appropriata rispetto alle condizioni cliniche in un contesto più vicino alla vita quotidiana: è infatti previsto un Ospedale di Comunità in ognuno dei sette distretti sanitari della provincia. Si favorisce così la continuità della cura e, di riflesso, si contribuisce a ridurre alcune tipologie di accessi impropri ai pronto soccorso.
L’ingresso dei pazienti è gestito in stretto coordinamento tra i professionisti ospedalieri e territoriali con l’obiettivo di garantire tempestività e appropriatezza, grazie al raccordo garantito dalle Cot, Centrali operative territoriali, che dialogano non solo con le diverse tipologie di strutture sanitarie ma anche con l’area sociale.
“Gli Ospedali e le Case della Comunità – affermano il presidente de Pascale e l’assessore Fabi – sono strutture di fondamentale importanza per fronteggiare la nuova realtà con cui non solo la nostra regione, ma l’intero Paese deve fare i conti: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità e delle fragilità. Fanno da ponte tra l’ospedale e il domicilio e rafforzano quella sanità territoriale, sempre più vicina alle persone e ai pazienti sia da un punto di vista fisico che della capacità di rispondere ai loro bisogni, su cui la Regione Emilia-Romagna continua a credere e ad investire. Non solo, perché rispondono anche all’esigenza di intercettare sempre più i bisogni sociali e sanitari, cercando di offrire ai cittadini una risposta integrata e completa, tempestiva e personalizzata. Inaugurare – aggiungono presidente e assessore – strutture come queste, che spesso nascono grazie al lavoro collettivo di un territorio (istituzioni, aziende sanitarie, imprese, associazioni di volontariato e fondazioni a cui va la nostra riconoscenza) significa toccare con mano la capacità dell’Emilia-Romagna di realizzare, insieme, progetti capaci davvero di migliorare la vita delle persone”.
“Siamo molto contenti di poter dare il via a questa struttura – dichiara il DG Ausl Mattia Altini -. In un territorio come quello modenese, caratterizzato da una forte integrazione tra servizi sanitari e sociali, questo modello rafforza concretamente i nostri percorsi, in una logica di vicinanza ai cittadini. Lavoriamo insieme alle altre istituzioni, con l’indispensabile contributo del volontariato e dei donatori, Fondazione di Modena e Ferrari Spa cui siamo grati per questa vicinanza, per portare risposte sanitarie più tempestive, personalizzate e umane direttamente nelle comunità, contribuendo a costruire un sistema di cure realmente centrato sulla persona e al passo con l’evoluzione dei bisogni”.
“Con questo investimento i nostri territori danno un’ulteriore risposta all’esigenza di rafforzare la rete sanitaria locale – aggiunge Luigi Zironi, Sindaco di Maranello -. Per il Distretto Ceramico è un altro progetto tangibile messo a disposizione dei cittadini ed è il risultato di un’efficace sinergia tra istituzioni, imprese, associazioni e fondazioni private, unite per il bene della collettività. Disporre di un Ospedale di Comunità significa innanzitutto tendere la mano alle famiglie che si trovano improvvisamente a gestire la cura di un parente in un momento di fragilità. Strutture di questo tipo hanno un impatto concreto, e a volte decisivo, sulla vita quotidiana delle persone”.
L’Ospedale di Comunità (Osco) è una struttura che offre un livello di assistenza intermedia tra l’assistenza in ospedale e al domicilio. Vi accedono, ad esempio, persone affette da patologie che improvvisamente hanno una riacutizzazione ma per le quali il ricovero in ospedale non è necessario, oppure pazienti dimessi dall’ospedale che hanno bisogno di un periodo di assistenza infermieristica continua o di un supporto riabilitativo-educativo prima di poter tornare a casa; ancora, pazienti che hanno bisogno di assistenza nella somministrazione di farmaci o nella gestione di presidi e dispositivi.
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