Commercio di vicinato, la campagna per salvare i negozi di quartiere

BOLZANO. Il commercio di vicinato fatica sempre di più e a soffrire non sono soltanto le attività delle periferie, ma ormai anche quelle del centro storico. Da questa consapevolezza prende il via la raccolta firme promossa da Confesercenti Alto Adige a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, presentata ieri mattina con un banchetto in piazza Matteotti.
L’obiettivo della campagna è raccogliere 50 mila firme per portare il testo all’esame del Parlamento. La proposta prevede strumenti dedicati al rilancio del commercio di prossimità, tra cui l’istituzione delle Zone Economiche Speciali di Prossimità (ZESPro), incentivi fiscali e misure di sostegno per le attività di vicinato.
Secondo Confesercenti Alto Adige, mantenere vivi i negozi di prossimità significa preservare non solo un servizio per i cittadini, ma anche un presidio sociale capace di garantire sicurezza, vitalità e relazioni all’interno dei quartieri.
«Il commercio di vicinato è in grande difficoltà da alcuni anni», spiega Mirko Bertoldi di Confesercenti Alto Adige. «Le cause sono diverse, ma sicuramente lo shopping online ha cambiato profondamente le abitudini di acquisto. A questo si aggiungono l’aumento del costo della vita, delle bollette e delle spese di gestione, che rendono sempre più difficile per molte attività arrivare a fine anno».
Secondo Bertoldi il fenomeno riguarda tutta la città, anche se i quartieri sono quelli che pagano il prezzo più alto. «Fuori dal centro storico la situazione è sicuramente più complicata. Vie come via Palermo, via Milano e via Dalmazia stanno soffrendo molto e negli ultimi anni hanno visto chiudere numerosi negozi. Anche il centro inizia però a risentirne: rispetto al passato non vive più gli stessi anni d’oro, pur beneficiando ancora del turismo».
A cambiare è anche il modo di fare acquisti. «Oggi molte persone comprano direttamente online e, se un prodotto non va bene, lo restituiscono senza difficoltà. Al tempo stesso alcuni articoli che una volta si trovavano facilmente nei negozi tradizionali oggi sono meno reperibili e questo spinge ulteriormente i consumatori verso l’e-commerce o altre forme di distribuzione».
Per Confesercenti il rischio è concreto. «Se non si interviene con misure adeguate, molte attività potrebbero essere costrette a chiudere. Diventa sempre più difficile concludere l’anno senza perdite, quando va bene, o addirittura riuscire a mantenere aperta l’attività».
La raccolta firme è iniziata ieri proprio da piazza Matteotti e, secondo gli organizzatori, i primi riscontri sono stati incoraggianti. «È la prima giornata di raccolta dal vivo, ma abbiamo già visto interesse da parte dei cittadini. C’è la consapevolezza che i negozi di vicinato rappresentano un presidio importante per i quartieri e che vanno sostenuti».
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