Scienza e tecnologia

Smart TV economiche: perché costano poco e come guadagnano




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Avete notato che i prezzi delle smart TV non salgono come quelli di smartphone e PC, nonostante chip e memorie costino sempre di più? Non è un caso, e non è nemmeno un regalo. È il segnale che il modello di business del settore TV si è trasformato in modo radicale, e noi utenti siamo diventati il prodotto, non solo i clienti.

Secondo le analisi di Omdia, il televisore sta smettendo di essere la principale fonte di guadagno per i produttori. Ciò che conta davvero è tutto ciò che succede dopo l’acquisto, cioè quando lo colleghiamo a Internet e iniziamo a usarlo.

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Le moderne Smart TV raccolgono una quantità enorme di dati come orari di utilizzo, app aperte, programmi preferiti, tempo trascorso davanti allo schermo. Con queste informazioni i produttori costruiscono profili dettagliati degli utenti, che valgono moltissimo per inserzionisti e partner commerciali. La pubblicità mirata che ne deriva compensa abbondantemente i margini ridotti sulla vendita dell’hardware.

La schermata iniziale di una Smart TV moderna è progettata come una piattaforma commerciale, non come un semplice menu di accesso alle app: contenuti sponsorizzati, banner promozionali, suggerimenti personalizzati che hanno finalità pubblicitarie più che informative. Più il televisore rimane connesso e viene usato, maggiore diventa il ritorno economico per il produttore.

Una smart TV Haier da 65″, di tecnologia QLED.

Questo spiega anche perché Samsung, leader mondiale del settore, avesse ipotizzato rincari legati all’aumento dei prezzi della memoria a inizio anno, ma quei rincari non si sono materializzati. I ricavi pubblicitari, in sostanza, hanno tamponato i costi crescenti.

Nei modelli entry-level la situazione è ancora più estrema: il margine sulla vendita del prodotto è praticamente azzerato, e il valore economico dell’utente viene recuperato interamente attraverso il sistema operativo proprietario nel corso degli anni successivi.

Negli Stati Uniti questo modello è già maturo, tanto è vero che l’acquisizione del brand Vizio da parte di Walmart è l’esempio più significativo. L’obiettivo è incrociare i dati degli acquisti nei negozi fisici e online con le abitudini di visione degli utenti, ottenendo profili ancora più precisi per le campagne pubblicitarie.

Anche Roku e Amazon Fire TV hanno costruito buona parte del loro successo su questo schema, con interfacce che privilegiano contenuti sponsorizzati e servizi in abbonamento.

Amazon Fire TV.

In Europa il fenomeno è ancora in fase di crescita, ma la direzione è la stessa. Secondo Omdia si diffonderanno rapidamente sistemi operativi indipendenti come Vidaa di Hisense, Titan OS e TiVo OS, piattaforme nate proprio per creare ecosistemi proprietari capaci di monetizzare il tempo trascorso davanti allo schermo. Il risultato pratico sarà una presenza sempre più invadente di contenuti promossi e pubblicità integrate nell’esperienza quotidiana. E noi italiani lo stiamo già vedendo con il calo di Android TV in Europa.

L’unica eccezione rilevante rimane Apple TV 4K, che offre un’interfaccia praticamente priva di pubblicità interna: le eventuali inserzioni arrivano solo dalle singole app di streaming, non dalla piattaforma stessa. Una scelta possibile perché il business di Apple non dipende dalla monetizzazione pubblicitaria del dispositivo.

Insomma, la prossima volta che vedrete una Smart TV in offerta a un prezzo che sembra troppo basso per essere vero, ricordatevi che il prezzo reale lo pagate ogni sera che la accendete, tramite la pubblicità.


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