Cultura

The Temper Trap – Sungazer

The Temper Trap dieci anni dopo, tanti ne sono infatti passati da “Thick As Thieves” ultimo album in studio finora. Una pausa iniziata dopo il tour celebrativo del decennale di “Conditions” nel 2019 che ha visto i vari membri della band suonare sporadicamente, dedicarsi alle famiglie e a progetti solisti (i Bloodmoon di Dougy Mandagi).

Credit: Zimmerman Alberto

“Sungazer” è l’inizio della seconda parte di carriera dei The Temper Trap in una formazione che si è stabilizzata in Mandagi, Toby Dundas, Jonathon Aherne e Joseph Greer. I numerosi singoli pubblicati facevano ben sperare e la qualità di “Sungazer” ripaga della lunga attesa. 

Inni alt rock come “Lucky Dimes” e le melodiche “Into The Wild” e “These Arms” sono il ritorno di una band ritrovata  e non a corto d’ispirazione in “Bird On A Wire” e “Giving Up Air” altro brano dalla decisa indole rock. Buona l’intensità della title track e l’influenza pop / soul / R&B di “Lifeline” e “Runaways”, ritornelli ad alto tasso di cantabilità quelli di “Halfway” mentre “Dystopia Radio” più decisa e tirata conferma lo stato di forma della band australiana.

 “Kuru” è la chiave di volta di “Sungazer”, un brano vulnerabile dove non nascondono dubbi e incertezze del tornare in un mondo musicale talmente cambiato da essere a volte irriconoscibile (“Forgot the reasons I’ve been drifting for so long / If something’s out here / They don’t care about our songs / I lose connection as I hear your voice come on the radio“). I The Temper Trap suonano più maturi e fanno tesoro dell’esperienza acquisita iniziando un nuovo ciclo col piede giusto.


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