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Anche le teocrazie inseguono l’audience: cosa è successo ai funerali di Khamenei

Anche i regimi dittatoriali più spietati e reazionari hanno bisogno di audience, di quell’oro fatto di visualizzazioni e interazioni per supportare le loro narrazioni e conquistare il favore e l’attenzione dell’opinione pubblica digitale. E tra questi non fa eccezione quello teocratico degli Ayatollah che da circa mezzo secolo governa l’Iran con la legge della sharia.

Così, in occasione dei funerali della guida suprema Khamenei il regime ha invitato a Teheran diversi influencer, creator e free journalist chiedendogli di raccontare con reel e caroselli quanta partecipazione, ovviamente libera e spontanea, e quanta sofferenza, autentica e profonda, ci fosse da parte degli iraniani accorsi per prendere parte a questo rito collettivo di dolore e di rabbia.

A raccontare di questa presenza e dell’importanza di portare oltre i confini le immagini della cerimonia, è stato il quotidiano Hamshahri News, lo stesso per intenderci che ha pubblico le foto dei leader da colpire per vendicare l’uccisione della guida suprema, e tra questi c’era anche Giorgia Meloni, organo di stampa direttamente controllato dal governo.

“Influencer che non erano venuti solo per mostrare al mondo il funerale del leader iraniano – scrive la giornalista Fatemeh Asgarinia – ma ciò che hanno visto, sentito e descritto al loro pubblico, dall’atmosfera sociale dell’Iran all’empatia, all’unità e alla solidarietà del popolo di questa terra, raccontando, gli iraniani e la pura cultura di questa terra dalla loro prospettiva, senza alcuna censura”.

Tra loro c’erano, come riposta Asgarinia, Bushra Sheikh, influencer britannico-pakistana con oltre 160 mila follower su X, che “ha parlato dell’ospitalità della gente e della sua esperienza in Iran”. Il giornalista pakistano Ehsan Asif e quello libanese Hussein Farhat. Nella troupe degli influencer chiamati a amplificare l’audience dei funerali figuravano anche Muhammad Ahmed dalla Libia, il cui profilo su X conta 54 mila follower, Sakina Dato dalla Gran Bretagna, lo scrittore, documentarista e giornalista investigativo Max Blumenthal, con il suo carico di 854 mila follower su X. Ma, in particolare, c’era e non poteva mancare Jackson Hinkle, il cui account X ha 3 milioni 860 follower, attivista politico e influencer americano cofondatore del partito comunista americano e noto per il suo sostegno alla Russia nella guerra contro l’Ucraina e per la sua opposizione a Israele e il sostegno ad Hamas. Nei suoi video – come scrive Hamshahri News – l’Hinkle ha ripetutamente sottolineato che, in quanto americano, “condannava le azioni del governo degli Stati Uniti e l’America non avrebbe mai vinto. Ha inoltre sottolineato che più di 20 milioni di persone hanno partecipato al funerale in Iran nei giorni successivi e ha affermato che se una folla di queste dimensioni si radunasse negli Stati Uniti, il governo non sarebbe in grado di gestirla”.

Il governo iraniano ha compreso sin dagli inizi del conflitto con gli Stati Uniti la necessità vitale di catturare l’attenzione e di incunearsi con una propria narrazione nelle bolle cognitive dell’opinione pubblica occidentale e mondiale, ma non perché da lì trae la forza necessaria a conservare il proprio potere, ma è grazie all’audience che può dare visibilità alle politiche di reclutamento cognitivo, a quelle per la raccolta di fondi e

peggio ancora alla radicalizzazione digitale dei pubblici più sensibili, contrastando così le narrazioni dominanti: “narrazioni che hanno creato ciascuna un’immagine diversa di un singolo evento per un pubblico globale”.


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