Marche

candidatura condivisa da 4 Comuni

ANCONA Bollono grandi cose nella pancia del Parco del Conero. Dopo una quiescenza durata qualche mese, nei prossimi giorni i sindaci di Ancona, Sirolo, Numana e Camerano torneranno a vedersi per riprendere l’iter propedeutico alla candidatura del Parco a patrimonio Unesco, puntando in maniera particolare sullo stretto rapporto tra uomo e natura che qui si sviluppa. L’idea era nata già nel 2024, ma si era persa per strada tra i mille impegni quotidiani dei quattro primi cittadini.

La ripresa

Fino a qualche settimana fa, quando da Sirolo – Comune capofila del progetto – sono ricominciate le chiamate verso gli aspirati partner, culminati con la promessa di tornare a sedersi nuovamente intorno ad un tavolo per ripartire. E il primo incontro dovrebbe esserci già nei prossimi giorni. Si comincerebbe a lavorare però da una base già consolidata, visto che era stato redatto qualche tempo fa un progetto preliminare della candidatura. In gergo tecnico, si parla di uno studio Swot, pensato per valutare punti di forza e debolezze di un’azienda (o in questo caso, di un’ente) prima di prendere decisioni importanti. Questo studio ha già permesso di scartare due ipotesi sul tavolo, ovvero la candidatura del Conero a geoparco e a patrimonio immateriale dell’Umanità. Troppo lunghi i tempi, troppo difficile entrare in questa cerchia così ristretta.

Le possibilità

Le strade rimaste aperte sono due: la candidatura a Paesaggio culturale Unesco o al programma Mab. In entrambi i casi, progetti di tutela pensati per panorami naturali dove vi è una forte presenza umana, che però si sviluppa in maniera sostenibile. Nel caso dei Paesaggi culturali, l’Unesco (l’agenzia delle Nazioni Unite che tutela cultura e natura), parla di «creazioni congiunte di uomo e natura», ovvero ambienti mozzafiato dove sia Madre Natura che l’homo sapiens hanno dato il meglio di sé. In Italia, i paesaggi culturali riconosciuti sono sei, tra questi la Costiera Amalfitana e il Parco Nazionale del Cilento.

Oppure ci sono i Mab, acronimo di “Man and Biosphere”, ovvero laboratori a cielo aperto dove le comunità locali sperimentano pratiche di sviluppo sostenibile. In Italia ce ne sono già una ventina, tra le quali la Sila in Calabria e il Circeo nel Lazio. L’idea sarebbe quella di presentare entrambe le candidature, per vedere se e quale sarà accettata per prima. Di certo, non sarà un iter breve. Per vedere gli effetti di questo ambizioso progetto, infatti, ci vorranno anni, nella migliore delle ipotesi.




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