Prevenzione tumori: La Calabria resta indietro
Prevenzione tumori: La Calabria resta indietro. Il nodo degli screening, i progressi all’Asp di Reggio e gli obiettivi. Nel piano di rientro l’obiettivo è raggiungere la copertura entro il 2027, ma l’Asp cosentina resta ferma al 21%.
COSENZA – La prevenzione contro i tumori resta un punto debolissimo della sanità calabrese. E continua ad avere un impatto sui Livelli essenziali di assistenza, anche se nell’ultimo monitoraggio relativo al 2024 il ministero ha assegnato la sufficienza nell’area della prevenzione (in calo di due punti rispetto al 2023). Nel nuovo piano di rientro la Regione si è posta come obiettivo il 2027 per arrivare ad avere la copertura necessaria a garantire ai cittadini calabresi l’accesso agli strumenti di prevenzione oncologica (mammella, colon retto e cervice uterina), ma nelle aziende sanitarie, principalmente l’Asp di Cosenza, i dati non sembrano incoraggianti neanche se si guarda al 2025. Sul piatto di sono più di tredici milioni che dovrebbero servire a potenziare i servizi, acquisire mezzi mobili per le aree interne e, chiaramente, assumere personale specifico che ancora oggi non c’è.
Il 2026 dovrebbe essere l’anno per definire le reti dei laboratori regionali, mentre il prossimo anno dovranno essere pronti i percorsi diagnostico terapeutici. Nel frattempo, però, c’è da informatizzare il sistema che si regge ancora sugli inviti delle singole Asp. Il punto, si legge nel piano di rientro, è che al momento la metà delle donne calabresi sceglie di curarsi fuori regione per il tumore alla mammella, ma qui è difficile persino fare prevenzione prima che tutto si trasformi in un problema.
LE CRITICITÀ CRONICHE DELL’ASP DI COSENZA E IL TARGET DEGLI SCREENING FERMO AL PALO
Il caso dell’Asp di Cosenza è da manuale. Da anni sostiene di lavorare per migliorare il servizio screening e puntualmente ogni anno ripropone il solito programma: percentuali al di sotto del target minimo, necessità di riorganizzare i punti prelievo, collaudo dei macchinari ancora in atto e carenza di personale specifico. Sia nel 2024 che nel 2025 sostanzialmente non ci sono stati progressi: la copertura totale sugli screening è rimasta ferma al 21% nonostante l’aumento degli “inviti” ad accedere ai percorsi di prevenzione.
PREVENZIONE TUMORI IN CALABRIA: I NUMERI DEGLI INVITI SPEDITI E IL CONFRONTO CON L’EFFICIENZA DI REGGIO CALABRIA
Quasi 50mila per quello mammografico, 97mila inviti spediti per colon-retto, oltre settemila per il Pap test e circa 35mila per Papillomavirus. Il problema, però, è che l’Asp non ha le capacità per gestire questi numeri. Inviare una lettera (paradossalmente alcune volte recapitata in ritardo) non si traduce poi in azione reale e quel 21% lo dimostra. I dati sono contenuti nelle relazioni al bilancio delle aziende sanitarie. Molto diversa, invece, la questione all’Asp di Reggio Calabria dove nel 2025 le cose sono andate ben diversamente. Per lo screening mammografico l’adesione è balzata dal 26,4% del 2024 al 43,79% dell’anno successivo. Dal 34,3% al 38,7% invece lo screening cervice uterina. Lieve incremento anche per colon-retto dal bassissimo 9,3% all’altrettanto basso 9,67%.
A giocare un ruolo fondamentale, in questo caso, è stato il “camper della prevenzione” che nella seconda metà del 2025 ha permesso di effettuare 372 screening mammografici, 392 per la cervice uterina e 415 per il colon-retto nelle zone interne o disagiate. Si passa dunque dalla riorganizzazione, ma lo scoglio vero da superare e avere il personale a disposizione per introdurre il piano regionale. È uno degli obiettivi necessari per chiudere la stagione del rientro e nel prossimo triennio la prevenzione resterà “osservato speciale”. Intanto, però, c’è da mettere mano in provincia di Cosenza, da troppo tempo immobile e responsabile in larga parte dei bassi risultati degli ultimi anni.
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