Lazio

tutti contro di lui – Il Tempo


Simone Pieretti

La Lazio è dove sono i laziali. In un sabato pomeriggio d’estate sono andati in scena al Teatro Manzoni gli Stati Generali della Lazialità, un evento che negli ultimi anni non ha avuto eguali. A trenta chilometri di distanza – in contemporanea – c’è la presentazione del nuovo allenatore Rino Gattuso che passa in secondo piano; qualcuno sbircia il telefonino per leggere qualcosa, ma è un tempo minimo.
Fuori dal teatro il cielo è un’enorme bandiera biancoceleste, all’interno ci sono personaggi della politica, della finanza, dello spettacolo, ex calciatori e uomini di calcio, ognuno condotto fin lì dal proprio cuore, senza secondi fini, se non quello di far risorgere la Lazio che per il secondo anno consecutivo deve affrontare un mercato vincolato che riflette una realtà modesta e incontrovertibile. 
Il presente non esiste; la campagna abbonamenti è boicottata, lo stadio resta vuoto, c’è una diserzione diffusa all’interno dei negozi ufficiali; la misura è colma, secondo i propositi dei tifosi, la Lazio come partecipazione allo stadio esisterà soltanto lontano dall’Olimpico, e già si parla della prima trasferta di campionato in programma a Bologna dove è già prevista un’invasione biancoceleste.
Si parla di futuro, perché quello che oggi può essere immaginato non piace a nessuno; una squadra svilita e depauperata, una cifra tecnica modesta, una classe dirigente che negli ultimi anni ha portato avanti un progetto sportivo fallimentare senza correggere la rotta, senza mai fare autocritica. A nessuno interessano i sogni responsabili, perché allo si è smesso di sognare da tempo, togliendo anche quel senso di appartenenza e quel romanticismo che ha sempre contraddistinto la tifoseria laziale; personaggi leggendari allontanati dal club, allenatori mortificati e sfruttati come capri espiatori, calciatori congedati senza onore e senza considerazione, tifosi dialetticamente soggiogati con un’eloquenza illusionistica e concetti impalpabili. 
Si comincia con Briga, poi sale sul palco Massimo Maestrelli che evoca la benedetta scelta del padre Tommaso di scegliere la Lazio nonostante la proposta di ingaggio da parte della Roma; accanto a lui ci sono Gabriele Pulici e Matteo D’Amico, figli dei due campioni d’Italia, l’uno e l’undici, due numeri che racchiudono in un unico abbraccio quella meravigliosa squadra. In collegamento c’è Stefano Re Cecconi e Gabriele Paparelli, storie a tinte biancocelesti dal tragico destino, che nella Lazio hanno trovato una famiglia che ha saputo accoglierli e affogarli d’affetto. Successivamente il video messaggio di Angelo Gregucci e l’intervento dei tifosi dei Gruppi organizzati. La presenza del Governatore della Regione Lazio Francesco Rocca rinfranca il popolo laziale: le Istituzioni hanno compreso il disagio che stanno attraversando i tifosi, ci sono, ci saranno ancora per risolvere una situazione ormai critica. Il giornalista Alberto Ciapparoni – uno degli organizzatori dell’evento insieme a Federico Marconi – introduce l’intervento di Luigi Bisignani, un fuoriclasse grazie al quale tutto è iniziato partito; il palcoscenico diventa un’Agorà partecipata con Mauro Masi, Tullio Camiglieri e Alfonso Rossetti che discettano sotto lo sguardo attento di Guido Paglia e Stefano Andreotti. Intervento di Mauro Mazza e la lettera del giornalista Vincenzo Cerracchio toccano le corde emotive dei presenti. Il Direttore del Tempo Daniele Capezzone è accolto da un fragoroso applauso: sono applausi meritati per un’iniziativa che tutti gli altri giornali hanno sottaciuto ed evitato per non esporsi contro i poteri forti. Serviva coraggio, l’ha dimostrato ampiamente trovando il consenso di un intero popolo. 
Il sentimento pubblico è tutto, Con il sentimento pubblico, nulla può fallire, senza di esso, nulla può avere successo. Il sentimenti del popolo laziale è rimasto inascoltato, e ora il laziale ha detto basta, ha tracciato una linea, ha deciso di ripartire da zero mostrando un sentimento profondo e indelebile; dieci giorni fa in trentamila per le strada di Roma, ieri in tanti erano al teatro, e tantissimi erano collegati via streaming per seguire un evento che resterà nella storia di questo club.
Sul palco Franco Spicciariello avanza la proposta di inserire una rappresentanza dei tifosi all’interno dei club calcistici; è un modello che è già stato approvato in Premier League, ma che in Italia è fermo dopo che il decreto legge era passato all’unanimità sia alla Camera che al Senato; la frenata in dirittura d’arrivo è stata generata dal presidente della Lazio Claudio Lotito che ha impedito che il proposito politico andasse in porto; la votazione non è stata ancora calendarizzata, serve un gruppo parlamentare che possa inserirla nel calendario politico. Ci sono nove mesi di tempo, poi arriveranno le elezioni politiche: i laziali hanno buona memoria, e non dimenticano facilmente


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