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Kiev spavalda. “Le raffinerie tutte obiettivi”. Mosca a secco

Colpire il petrolio significa mettere fuori uso il metabolismo stesso della guerra. L’Ucraina sembra aver trasformato questa intuizione in una strategia sistematica. Nelle ultime 48 ore sono stati colpiti impianti di raffinazione, depositi e terminal petroliferi nelle regioni di Leningrado, Krasnodar, Rostov, fino a ridosso di Mosca. Lo Stato maggiore di Kiev rivendica anche l’attacco al grande impianto Novatek di Ust-Luga e ad altre infrastrutture considerate essenziali per alimentare lo sforzo militare russo. Zelensky sintetizza la nuova dottrina con una frase destinata a restare: “Nessuna raffineria russa è ormai fuori dalla portata delle nostre armi”.

La dichiarazione ha un valore più politico che propagandistico: Kiev infatti afferma di poter minacciare in profondità il cuore energetico della Federazione Russa, spingendosi fino alla Siberia occidentale, o danneggiando, com’è accaduto, 18 navi a uso logistico. Non è solo una questione di chilometri percorsi dai droni, bensì la dimostrazione che il fronte non coincide più con la linea delle trincee. Mosca continua a promettere una risposta “devastante”, tuttavia il Cremlino chiede agli Usa di esercitare pressioni su Kiev affinché si fermi. Per la prima volta arrivano ammissioni ufficiali. Il vicepremier Novak riconosce carenze di carburante sul mercato interno dovute alla temporanea indisponibilità di alcune raffinerie, come quelle di Nizhny Novgorod, Omsk e Saratov. Dopo gli attacchi la produzione di benzina in Russia è scesa al 65% del fabbisogno medio stagionale. Il deficit, stimato in 45mila tonnellate al giorno, copre circa il 35% della domanda estiva e il prezzo alla pompa è aumentato del 40%. Si viaggia a targhe alterne, con code ai distributori che superano le 20 ore.

La pressione economica da sola non basta a modificare gli equilibri sul campo. Il comandante delle forze armate ucraine, Syrskyi, invita alla prudenza, anche alla luce delle crescenti difficoltà nel reclutamento, segnato da diserzioni e incidenti. L’offensiva russa ha rallentato, ma una svolta decisiva appare lontana. Mosca mantiene la superiorità numerica e continua a colpire: a Kramatorsk nuovi bombardamenti hanno provocato vittime civili, mentre altri attacchi colpito Zaporizhzhia e Kharkiv. Kiev minaccia gli aeroporti: stop al traffico a Sochi e Pskov.

Intanto lunedì a Parigi la Coalizione dei Volenterosi discuterà le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, con una forza multinazionale a guida franco-britannica pronta a intervenire in caso di cessate il fuoco. È il tentativo dell”Europa di costruire una propria architettura di sicurezza, complementare alla Nato e meno dipendente dagli Usa. I militari ucraini chiuderanno la parata del 14 luglio a Parigi, mentre il ministro degli Esteri turco Fidan ha annunciato una visita a Kiev per rilanciare i negoziati.

Procede la dimensione stituzionale. L’Ue apre il cluster 6 dei negoziati di adesione di Ucraina e Moldova, rafforzando l’integrazione di Kiev nella politica estera e di sicurezza europea.

Bruxelles accelera anche sulla cooperazione industriale per la difesa, dalla produzione di intercettori al nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, mentre valuta di finanziare l’acquisto di armamenti britannici per 60 miliardi.


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