Lazio

la ricetta di Alemanni per il commercio di Roma

Quasi 140 mercati tra rionali, agricoli, temporanei e delle pulci. Una rete commerciale che rappresenta uno dei patrimoni più importanti della Capitale ma che, tra eccellenze e strutture in difficoltà, ha ancora bisogno di investimenti e di una profonda trasformazione.

Dalla riqualificazione dei mercati alla battaglia contro la proliferazione dei minimarket, passando per i distretti commerciali e la semplificazione amministrativa: il presidente della Commissione Commercio di Roma Capitale, Andrea Alemanni, traccia un bilancio del lavoro svolto e guarda alle sfide della prossima consiliatura.

1) Presidente Alemanni, il 24 luglio abbiamo assistito ad un dibattito pubblico presso la festa dell’unità di Villa Lazzaroni, in cui lei ha coordinato una discussione con gli assessori municipali al commercio di tutti i municipi, durante il quale ha fatto il punto sulla situazione del commercio a Roma con un focus particolare sulla tematica dei mercati. Per iniziare quindi le chiedo: a Roma tra mercati rionali ufficiali, mercati agricoli, mercati temporanei e delle pulci arriviamo a oltre 100 strutture. Alcuni di questi sono considerati delle eccellenze, altri sono in fase di ristrutturazione, mentre per altri la situazione è ancora fortemente critica. Per tutte le strutture, in generale, si chiedono più investimenti per la riqualificazione perché molte di queste strutture non sono in buone condizioni. Come intende mettere mano il Comune a tali interventi, anche per ridurre le differenze tra mercati efficienti e non? 

Per la precisione, sono quasi 140 realtà. I progetti che abbiamo per i mercati a Roma sono molto importanti e soprattutto non sono progetti su carta. Sono fatti concreti che certificano come l’amministrazione Gualtieri ha investito quasi 70 milioni in queste strutture in questo mandato. Di fatto in quattro anni sono stati investite risorse superiori a quanto avevano fatto i quattro sindaci precedenti messi insieme. Inoltre, abbiamo effettuato tre varianti urbanistiche e completato l’elenco dei posteggi con i piani del commercio. Nel prossimo mandato l’obiettivo sarà investire altrettante risorse e modificare le percentuali delle merceologie nei mercati, grazie al lavoro di analisi che abbiamo fatto. Sarà una bellissima sfida, ma i mercati sono da sempre la mia grande passione.”

2) Per i box dei mercati si fanno continuamente bandi, molti dei quali però vanno deserti, il che in alcune realtà rende i mercati delle aree completamente vuote o quasi. Da più parti si chiede sempre più un cambio di paradigma sia nella gestione degli orari di apertura dei mercati, poiché gli orari attuali (con chiusura spesso alle 14) non sono più in linea con la gestione della vita quotidiana dei cittadini, sia nei servizi offerti. Qual è il programma del Comune per rendere più attrattivi i mercati sia per gli esercenti che per gli utilizzatori?

La cosa più importante, persino più degli interventi di manutenzione straordinaria, è ripensare le merceologie con i giusti mix funzionali e nuove tipologie di attività. Nel 2026 è impensabile che un mercato sia solo ortofrutta, carne e pesce. Un mercato deve essere anche servizi di prossimità come la lavanderia, il Caf, attività di terzo settore, come per esempio spazi per fare ginnastica dolce ed anche per l’associazionismo di quartiere. E poi ci devono essere più laboratori che trasformano il cibo per poter consentire alle persone di pranzare e leggersi un libro dentro un mercato, come di cenare ed ascoltare una performance musicale. Questi sono i mercati del futuro che stiamo mettendo in campo.

3) Da più parti – sia cittadini che esercenti – arrivano molte proteste per la proliferazione dei cosiddetti minimarket, che spesso oltretutto non rispettano alcune norme (da quelle sulla vendita degli alcolici alle regole sulla tenuta igienica, per dirne alcune). A che punto è la vostra battaglia per la qualità del commercio per il divieto di apertura di nuovi minimarket o per il controllo assiduo del rispetto delle regole, sia in centro storico sia in quartieri dove c’è un’alta concentrazione di queste strutture?

E’ una sfida molto difficile per ragioni di carattere normativo. Le leggi sulla libera concorrenza legano le mani ai comuni. Abbiamo bisogno delle altre forze dell’ordine per intervenire sui controlli a valle. E poi ci vorrebbe davvero la riforma di Roma capitale per consentirci i poteri legislativi speciali che ci facciano inserire dei vincoli a monte.

Foto Andrea Alemanni

4) Come può Roma (se ne ha gli strumenti) sostenere i negozi di prossimità rispetto alla concorrenza dell’e-commerce delle grandi catene?

Non racconto mai favole, l’effetto dell’e-commerce è un effetto mondiale, un comune non può neutralizzarlo. Servirebbero le leggi nazionali per esempio sulla defiscalizzazione degli affitti alle attività commerciali (trovo assurdo che non esista la cedolare secca, per esempio). 
Quello che può fare, Roma è lavorare per creare dei distretti commerciali nei quali la varietà di attività consenta ad ognuno di mantenere una piccola quota di mercato nel proprio quartiere. Mentre nelle zone iper turistiche in questo modo si riuscirebbe a mantenere anche più alta la qualità.

5) Piano del commercio: il 19 giugno è stata emessa una determinazione dirigenziale sulle linee guida in base ai quesiti posti dai municipi nella attuazione dei piani del commercio. Quali sono le innovazioni o gli elementi di soluzione delle criticità esistenti che derivano dagli atti recentemente approvati?

Come tutti gli anni in cui si devono applicare riforme epocali, come quella della direttiva Bolkestein, è chiaro che il lavoro degli uffici è molto gravoso. Quello su cui dobbiamo lavorare di più centralmente è l’uniformità degli atti amministrativi soprattutto sul commercio in area pubblica. I municipi magari fanno atti che fanno apparire l’amministrazione difforme nei comportamenti da un territorio all’altro. Su questo dobbiamo intervenire, ma serve personale e soprattutto serve tempo perché parliamo di qualche decina di migliaia di pratiche.

6) Le reti di impresa: quali sono le esperienze di eccellenza sul territorio romano e come può il Comune incrementare questo sistema di collaborazione imprenditoriale?

Devo essere sincero, ho sempre pensato che da sole le reti non bastino perché troppo spesso non consentono interventi veramente strutturali. Sicuramente ci sono attività di eccellenze come via dei Castani e a via del Pellegrino per fare due esempi, ma più in generale, io credo davvero che le cose le cambiamo più con i distretti commerciali che con le reti di impresa.

7) Snellimento burocrazia: che poteri ha il comune di Roma – e cosa sta facendo – per snellire una burocrazia spesso tentacolare che non sta al passo con le esigenze del territorio e di coloro che si propongono di aprire un’attività commerciale?

Su questo voglio fare chiarezza. In realtà, il caos di cui tanto ci si lamenta, spesso a ragione, quando si pensa ai negozi che aprono e chiudono velocemente, all’invasione dei minimarket o all’eccesso di occupazione di suolo pubblico, deriva esattamente dal contrario. Ossia questa totale liberalizzazione e deregulation che ha favorito il caos e reso difficilissimi i controlli. Se io posso con un’autocertificazione aprire un’attività il giorno dopo che il Comune me l’ha chiusa, in una città come Roma questo genera il caos totale. Ma è solo un esempio. Quindi, per risponderti, più che semplificare la burocrazia, io avrei l’obiettivo di renderla più intelligente.

8) Se dovesse convincere un giovane imprenditore ad aprire un’attività a Roma oggi, quali sarebbero i suoi tre argomenti principali?

Io dico sempre una cosa: Roma è una città che dà opportunità a tutti. È una città per le tasche di chi non parte con molto, così come è una città che può essere ambita dai grandissimi imprenditori con grandi capitali.
Il mio suggerimento è semplicemente: conoscetela. Scoprirete che ci sono opportunità anche al di fuori dei luoghi più ovvi e iper sfruttati.

9) Per chiudere, nell’evento che ha coordinato sul commercio il 24 giugno ha fatto una domanda a tutti gli assessori al commercio municipali, e quindi io questa domanda la rivolgo a lei: quale esperienza ha funzionato di più e quale esperienza vuole proporre per la prossima consiliatura?

Rispondo in maniera secca. La cosa che ha funzionato di più sul commercio di questa amministrazione è stato il lavoro sui mercati. Indiscutibilmente. L’obiettivo che mi do nel prossimo mandato è l’informatizzazione efficiente di un sistema di autorizzazioni a cui accennavo prima e la realizzazione dei distretti commerciali.

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