>>>ANSA/La Spagna spacca l’Eurogruppo con i bond comuni, Roma a favore – Altre news
(di Michele Esposito)
Una presa d’atto a dir poco
tiepida e un avvertimento: “attenti alla sostenibilità di
bilancio”. L’applicazione della deroga al Patto per la difesa
anche alle spese energetiche non sembra aver entusiasmato più di
tanto l’Eurogruppo. La scelta, precisavano fonti Ue già alla
vigilia della riunione, è della Commissione e non spettava ai
Paesi di Eurolandia approvarla, o meno, a livello formale.
Spetterà a loro, tuttavia, approvare i piani nazionali che i
singoli paesi presenteranno includendo le spese per l’energia.
Non sarà un esame scontato. “Le misure anticrisi siano
temporanee e mirate, la sostenibilità del bilancio va
mantenuta”, è la linea messa nero su bianco nella dichiarazione
finale dell’Eurogruppo.
Il peso dei Frugali all’interno del consesso, evidentemente
si è fatto sentire. E forse non ha rasserenato il clima la
proposta con cui la Spagna si è presentata al tavolo: prevedere
l’emissione di bond europeo fino a 850 milioni l’anno, creando
di fatto una sorta di “safe asset”, un titolo comune che,
secondo Madrid, rafforzerebbe il ruolo internazionale dell’euro,
ridurrebbe i costi di finanziamento e favorirebbe l’integrazione
dei mercati dei capitali senza aumentare il debito pubblico
complessivo dell’Ue. “Ciò che proponiamo è una maggiore
efficienza al momento di emettere debito. Abbiamo calcolato che
l’incremento di emissione congiunta che consentirà la nostra
proposta, permetterà un risparmio di 25 miliardi nell’insieme
dell’Unione”, ha spiegato il vicepremier con delega all’Economia
Carlos Cuerpo. Per Madrid una simile iniziativa, in linea con il
rapporto Draghi, darebbe una spinta agli investimenti,
permettendo ai Paesi – a cominciare da quelli indebitati – di
dirottare risorse sulle priorità nazionali.
Non a caso, tra i (pochi) Paesi a sostenere la Spagna c’è
stato il governo italiano, rappresentato dal ministro Giancarlo
Giorgetti. “Vediamo positivamente la proposta, pur nella
difficoltà di proposte di questo genere nell’ambito dell’Ecofin
e nell’ambito europeo”, hanno spiegato fonti del Mef. Il parere
dell’Italia non è entrato nei dettagli, così come quello della
Francia che – a quanto si apprende – si è detta anche lei
prudenzialmente favorevole all’iniziativa di Cuerpo. A
esprimersi a favore anche ai microfoni è invece stato il
Portogallo. Fermisssimo, invece, il niet dei Frugali. “Quella
sugli eurobond è una lunga discussione, di tanto in tanto
tornano delle proposte in merito. Ma la risposta è sempre la
stessa: no”, ha avvertito l’olandese Eelco Heinen. “Non è una
soluzione, non è una nostra opzione”, è stata la chiusura della
finlandese Riikka Purra. Eppure, dalla Commissione, è arrivata
una sia pur timidissima apertura. “Restiamo disponibili a
proseguire il dibattito più ampio sui safe asset europei”, ha
precisato Valdis Dombrovskis, puntualizzando che, all’interno
del futuro bilancio pluriennale, ci sono dei programmi per i
quali, in teorie e se necessario, Palazzo Berlaymont ha previsto
la possibilità di emettere debito comune.
La strada, in ogni caso resta lunga. Anche perché a
spaventare l’Eurogruppo ci sono innanzitutto le possibili
deviazioni dalla sostenibilità di bilancio. “Nel 2027 si prevede
che l’orientamento di bilancio resti sostanzialmente neutrale”,
viene spiegato nella dichiarazione comune nella quale si fa
esplicito riferimento al convitato di pietra della riunione, la
nuova crisi nello Stretto di Hormuz. “La situazione resta
offuscata da una elevata incertezza e volatilità. Il blocco ha
delle implicazioni, ma nel complesso vediamo che l’economia
europea si sta dimostrando resiliente di fronte a questo shock”,
è stato il richiamo anti-allarmisti di Dombrovkis. Ben diverso,
invece, il messaggio inviato dal direttore del Mes Pierre
Gramegna. “Con la ripresa del conflitto l’inflazione potrebbe
arrivare al 5%”, ha avvertito. Si tratterebbe, certo, dello
scenario peggiore. Ma nessuno, a Bruxelles, oggi può escluderlo.
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