DPCM Comuni montani, il PD: “Il governo cancella 100 comuni dalla montagna. Colpo gravissimo, a rischio classi e futuro dei territori”

Polemica politica sulla scuola in arrivo. A scatenarla è il DPCM 11 maggio 2026, n. 121, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e destinato a entrare in vigore il prossimo 22 luglio. Il provvedimento, che introduce criteri geomorfologici e altimetrici per la classificazione dei comuni montani, rischia di cancellare con un tratto di penna le tutele conquistate con la Legge sulla Montagna (L. 131/2025).
A lanciare l’allarme è Irene Manzi, Responsabile Nazionale Scuola del Partito Democratico: “Un atto di arroganza politica che assesta un colpo gravissimo alla scuola dell’entroterra”. E gli amministratori locali, già in pressing da giorni, si preparano alla mobilitazione.
Cosa cambia con il nuovo decreto
I nuovi parametri, basati su rigidissime soglie altimetriche e caratteristiche geomorfologiche dei territori, escluderebbero dalla definizione di “comune montano” centinaia di realtà che fino a oggi godevano di quelle tutele. Traduzione pratica? Addio ai fondi del FOSMIT (Fondo per lo Sviluppo dei Monti Italiani) e, soprattutto, salta l’ultimo baluardo contro il dimensionamento scolastico.
Per i piccoli plessi delle aree interne, infatti, lo status montano garantiva deroghe fondamentali per evitare il taglio delle classi, il raggiungimento dei numeri minimi di alunni e l’accorpamento forzato con istituti lontani chilometri. Senza quelle tutele, decine di scuole elementari e medie potrebbero chiudere già dal prossimo anno.
“La scuola non si governa con un righello”
La denuncia di Manzi è durissima: “La scuola non può essere governata da algoritmi matematici o da un righello che misura le pendenze dei terreni. Chiudere un istituto in un comune montano significa decretarne lo spopolamento e negare il fondamentale diritto allo studio”. Parole che fanno eco al grido di allarme di sindaci e presidenti di provincia, che vedono nel decreto l’ennesima mazzata per territori già provati da anni di emigrazione giovanile e mancanza di servizi.
Negare lo status montano, sottolinea la dem, significa anche privare le comunità degli strumenti per trattenere le famiglie: senza scuole, un paese perde il suo centro pulsante, la sua ragione d’essere. E lo spopolamento diventa una profezia che si autoavvera.
La richiesta: bloccare tutto e aprire il confronto
Il Partito Democratico non chiede soltanto un ripensamento: pretende azioni immediate. “Dal Governo vogliamo chiarezza – incalza Manzi –. Chiediamo di bloccare subito gli effetti del provvedimento e di aprire un tavolo di confronto urgente con i Sindaci per rivedere i criteri e salvare i presidi educativi”.
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