Società

Valditara: “L’86,7% delle scuole già in prima linea contro la violenza di genere”. Ecco il piano del Ministro per formare i docenti

“Per la prima volta nella storia della scuola italiana, l’educazione al rispetto, all’empatia e al contrasto della violenza di genere è obbligatoria”.

Con queste parole il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, risponde, in un’intervista a Esperia Italia, a quelle che definisce “interpretazioni distorte” della legge approvata dal suo dicastero. E lo fa snocciolando dati che raccontano una rivoluzione silenziosa già in atto nei banchi di scuola.

I numeri che parlano chiaro

I dati diffusi dal Ministro sono impietosi per chi aveva parlato di “passi indietro” sui diritti:

  • 2.322 scuole su 2.678 (l’86,7%) hanno già attivato percorsi di contrasto alla violenza di genere
  • L’87,4% di questi percorsi è curricolare, cioè integrato stabilmente nei programmi
  • Per la prima volta, Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) ha avviato un programma strutturale di formazione per gli insegnanti

La formazione dei docenti: il vero pilastro del cambiamento

Proprio sulla formazione degli insegnanti il Ministro insiste con forza, svelando l’aspetto forse meno raccontato ma più strategico della riforma. L’alleanza con Indire rappresenta una novità assoluta: per la prima volta i docenti italiani vengono formati specificamente su come affrontare in classe i grandi temi dell’educazione al rispetto e del contrasto alla violenza di genere.

“Non basta dire ai ragazzi cosa è giusto e cosa è sbagliato“, spiega Valditara, “bisogna che gli insegnanti abbiano gli strumenti per trasformare questi temi in percorsi didattici efficaci, adatti all’età degli studenti e capaci di coinvolgerli davvero”.

Cosa prevede la legge (e cosa no)

Il Ministro entra nel dettaglio per chiarire i contenuti della riforma:

Obbligatori e senza bisogno di consenso informato:

  • Educazione al rispetto verso l’altro, “chiunque esso sia, qualunque siano le sue scelte sessuali”
  • Educazione alle relazioni corrette e sane
  • Educazione all’empatia
  • Contrasto alla violenza di genere
  • Educazione sessuale in senso biologico (conoscenza del corpo, sviluppo puberale, prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili)

Dove serve il consenso informato:

  • Le cosiddette “teorie gender” che mirano alla decostruzione dell’identità maschile e femminile
  • Approcci che superano l’identità binaria a favore di “una pluralità tendenzialmente indefinita di generi”

“Non vogliamo che a bambini di 6 o 7 anni si insegnino teorie che possano creare confusione nella loro mente e sulla loro identità”, chiarisce Valditara, “per i ragazzi più grandi saranno le famiglie a decidere se affrontare queste tematiche, ma con esperti e scienziati, non con propagandisti”.

Il ruolo dei protagonisti: gli studenti tutor

Altro elemento innovativo della riforma è il coinvolgimento del sistema del “peer tutoring”: saranno gli stessi studenti a diventare protagonisti delle lezioni, affiancando i docenti in un percorso che punta a rendere l’educazione al rispetto un’esperienza condivisa e non calata dall’alto.

La risposta alle critiche

Valditara non usa giri di parole nel rispondere a chi ha definito la legge “un passo indietro per i diritti”: “Queste affermazioni dimostrano, nel migliore dei casi, una assoluta ignoranza della legge che abbiamo approvato”.

Il Ministro cita tre interventi critici in particolare: Daniele Lupo (che parlava di “rafforzamento dei ghetti familiari”), Claudia Torrisi su Domani (che citava l’avvocato Simona Ammerata sullo “spostamento della responsabilità sulla donna che subisce violenza”) e Dacia Maraini sul Corriere della Sera (sul mancato inserimento dell’educazione al rispetto).

“Tutte queste affermazioni”, taglia corto il Ministro, “dimostrano che non hanno letto le linee guida sull’educazione civica e le nuove indicazioni nazionali”.

Un cambiamento strutturale, non episodico

La scommessa del Ministero è chiara: non si tratta di iniziative spot o di progetti pilota, ma di un cambiamento strutturale del sistema scolastico italiano. Per la prima volta, l’educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere diventano obiettivi di apprendimento obbligatori, valevoli per tutte le scuole e per tutti gli studenti.

“Il fenomeno del femminicidio non può passare come un delitto qualsiasi”, conclude il Ministro facendo eco alle parole della Maraini, “per questo la scuola deve fare la sua parte, in modo sistematico e non episodico. E con questa riforma, finalmente, lo sta facendo”.


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