Sicilia

Si pente l’ex capo ultra dell’Inter: «Dietro di noi c’è la ndrangheta»

Dal «patto» per la gestione del “bagarinaggio» sui biglietti tra i capi curva di San Siro, ma all’ombra della ‘ndrangheta che diede l’ok, fino ad altri business, tra cui estorsioni pure «sulle birre», alle dinamiche, ai contrasti, tra omicidi «con modalità mafiose» e tentati omicidi. E poi i «rapporti» con i giocatori, con diversi nomi di peso messi a verbale, anche perché «andare a cena con un calciatore…è una bella figata».

C’è un nuovo pentito nel maxi procedimento «doppia curva” della Dda di Milano che già a fine settembre 2024 ha portato ad arresti di capi e sodali delle due curve del Meazza: è l’ex leader della Nord interista Marco Ferdico. Dopo Andrea Beretta, pure lui ex del direttivo della curva, ha deciso di collaborare e ha riempito almeno tre verbali di interrogatorio. Dall’inchiesta sono scaturiti una serie di processi, tuttora in corso, oltre che per associazione per delinquere con l’aggravante mafiosa per i rapporti con le cosche, per omicidio e tentato omicidio. Un secondo grado si terrà il 14 luglio, mentre l’8 proseguirà il processo sull’uccisione nel 2022 del capo ultras interista Vittorio Boiocchi, per cui sono alla sbarra, tra gli altri, il mandante Beretta e l’organizzatore Ferdico. E domani si apre un filone in abbreviato.

Sull’omicidio Boiocchi, Ferdico aveva già fatto ammissioni e parlato in aula a maggio e ora nei verbali, davanti ai pm della Dda milanese Paolo Storari e Stefano Ammendola e al collega della Dna Giovanni Musarò, svela altri dettagli, tra i tantissimi passaggi omissati. Un omicidio «per allontanare potenziali concorrenti mafiosi». Il piano era quello di sparargli «in faccia». Poi, la spartizione degli incassi sui ticket, con tanto di cifre per centinaia di migliaia di euro. E sarebbe stato un uomo del clan Trimboli, presunto narcotrafficante internazionale, a dare il via libera al «patto” tra capi ultrà «in virtù del quale chiunque fosse andato in finale» di Champions nel 2023, dato che le due squadre si scontravano in semifinale, «avrebbe dato il 30% dell’incasso all’altro». Quando Ferdico, Antonio Bellocco, pure lui ex del direttivo della Nord e nell’omonimo clan, ucciso nel 2024 da Beretta, e Matteo Norrito, altro ultrà arrestato, andarono a discutere di quell’accordo da stipulare, l’allora capo della Sud milanista Luca Lucci «non ci rispose immediatamente».

Venne consultato «Sarino Trimboli», che diede «l’assenso» facendo arrivare a Bellocco una frase che suonava così: «Ti saluta il compare, dice che va bene, se non piove pioviggina». E ancora i legami coi calciatori. «Dimarco ci aveva promesso che ci regalava un anello di … che aveva fatto per tutta la squadra con un brillante, per la seconda stella, ma ci hanno arrestati», ha detto Ferdico (già condannato a 9 anni), parlando del terzino nerazzurro. «A Calhanoglu – ha aggiunto – c’avevo in procinto di iniziare a chiedergli qualche orologio (…) io e lui andavamo a fare l’aperitivo (…) io sono andato a Berlino, invitato da lui». Ha detto di aver avuto rapporti pure con “Materazzi», con «Barella e Bastoni un buon rapporto, ma mai di confidenza». Dimarco, in particolare, «ci chiedeva un coro più bello», perché Calhanoglu ne aveva uno migliore. «Quando mi taggava Calhanoglu prendevo 20-30mila follower», ha spiegato, sostenendo che i contatti gli servivano anche per i biglietti.


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