Società

Stop al recupero economico del 2013, Anief: “Persi 100 mila euro in dieci anni. Servono 3 miliardi”

La storia si ripete, ma con un finale diverso. I giudici della Cassazione hanno rivisitato una loro precedente decisione sul recupero dell’anno 2013 per i dipendenti della scuola, stabilendo che quella annualità conta unicamente ai fini giuridici, non economici. Una doccia fredda per migliaia di docenti e ATA che speravano in un ristoro economico dopo anni di attese. Eppure, proprio quando la via giudiziaria sembrava l’unica percorribile, Anief rilancia con forza: servono 3 miliardi in Legge di Bilancio. Una cifra importante, necessaria per colmare quel divario che da anni separa il personale scolastico dagli altri dipendenti pubblici.

La sentenza che fa discutere: perché la Cassazione ha cambiato rotta

La decisione dei giudici di legittimità ha dell’incredibile: dopo aver riconosciuto il valore dell’annualità 2013, ora ne limitano la portata al solo avanzamento di carriera. Niente arretrati, niente aumento sulla busta paga. Un dietrofront che lascia l’amaro in bocca a chi aveva già fiutato l’aria del risarcimento.

Il sindacato Anief non ci sta. Per Marcello Pacifico, presidente nazionale, la questione va affrontata in Parlamento, non in aula. “L’unica soluzione rimane quella politica”, sottolinea senza mezzi termini.

I numeri della vergogna: 5.000 euro in meno degli altri statali

I dati parlano chiaro e fanno male. Il personale della scuola percepisce in media 5.000 euro annui in meno rispetto agli altri impiegati della pubblica amministrazione. Ma c’è di peggio: chi lavora nelle Funzioni Centrali arriva a guadagnare quasi 1.000 euro al mese in più. Un’abisso che si allarga anno dopo anno, mentre docenti e ATA restano intrappolati nel comparto pubblico con il più alto tasso di precarietà.

La domanda sorge spontanea: è giusto che chi forma le future generazioni venga pagato meno di chi svolge funzioni amministrative?

La denuncia di Anief: “Altro che 2013, abbiamo perso 100 mila euro in dieci anni”

Pacifico va dritto al punto e non usa giri di parole. “Per quale motivo alcuni sindacati chiedono soltanto oggi il recupero del 2013, a dieci anni dalla firma del CCNL 2016-2018?”. L’accusa è pesante: quell’accordo, firmato dopo otto anni di blocco contrattuale, ha consegnato ai lavoratori della scuola un aumento misero dell’3,48%, pari a circa 80 euro.

Il conto finale è impietoso: “Abbiamo perso 100 mila euro in dieci anni per colpa di un accordo che ci ha dato briciole”. Un patrimonio andato in fumo, mentre altri comparti della PA incassavano aumenti ben più sostanziosi.

La strategia per il futuro: mobilitazione e pressione politica

Anief, diventato sindacato rappresentativo nel 2019, non ha alcuna intenzione di mollare. “Continueremo a trattare e a chiederlo ai tavoli di competenza”, assicura Pacifico. L’obiettivo è chiaro: denunciare pubblicamente le discriminazioni che i lavoratori della scuola subiscono rispetto agli altri dipendenti, pubblici e privati.

Ma servono i numeri. 3 miliardi non si trovano per caso. La sfida è convincere il governo a stanziare quelle risorse in manovra, trasformando la promessa in realtà. Perché, come ricorda il sindacato, valorizzare il personale scolastico significa investire sul futuro del paese. E non si può più aspettare.


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