riaperto il tratto tra piazza di Priscilla e via di Ponte Salario
Un incubo automobilistico durato sei anni che finalmente giunge al capolinea. Da questa mattina la via Salaria, una delle principali arterie di penetrazione del quadrante nord della Capitale, è tornata interamente percorribile a due corsie nel tratto compreso tra piazza di Priscilla (all’altezza del bivio con via di Tor Fiorenza) e via di Ponte Salario.
Per cinquantamila pendolari significa dire addio alle code quotidiane causate dal famigerato restringimento stradale che paralizzava il traffico fin dentro il cuore del quartiere Trieste.
A sbloccare lo stallo è stata una mossa di forza di Roma Capitale: di fronte all’immobilità dei privati, l’amministrazione guidata da Roberto Gualtieri ha deciso di scavalcare il contenzioso legale ereditato dal passato, intervenendo d’ufficio ed eseguendo i lavori di messa in sicurezza “in danno” della proprietà.
Una ferita del 2020: la burocrazia che bloccava i cantieri
La storia di questo imbuto stradale inizia nei primi mesi del 2020, quando un improvviso smottamento del terreno della scarpata adiacente portò fango e detriti sulla carreggiata.
Per evitare tragedie, il Comune installò d’urgenza i blocchi di cemento (i cosiddetti New Jersey), sacrificando una corsia di marcia.
Quella che doveva essere una toppa provvisoria di pochi mesi è diventata un’interminabile odissea burocratica: i proprietari dei palazzi in sommità e dei relativi terreni protetti si sono rimpallati le responsabilità legali per oltre un lustro, bloccando ogni opera di consolidamento.
«Abbiamo superato una criticità inaccettabile che si trascinava da troppi anni», ha scandito il sindaco Roberto Gualtieri durante il sopralluogo per il taglio del nastro, affiancato dall’assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini e dalla presidente del Municipio II Francesca del Bello. «Roma Capitale si è assunta la responsabilità di mettere in sicurezza il versante. Ma sia chiaro: il conto complessivo dell’opera verrà interamente recapitato ai proprietari dei palazzi che avrebbero dovuto agire e non lo hanno fatto».
Ingegneria naturalistica e cantieri di notte: rimosse 20 tonnellate di rifiuti
I lavori guidati dal dipartimento Csimu sono durati poco meno di tre mesi (dal 13 aprile al 4 luglio 2026), coprendo un fronte lineare di circa 250 metri.
Un’operazione complessa che ha richiesto investimenti per 459 mila euro, completata nell’ultima fase attraverso turni notturni (dalle 21 alle 7 del mattino) per non soffocare la viabilità diurna.
Le squadre di operai e rocciatori hanno dovuto affrontare una vera e propria sfida tecnica, articolata in più passaggi:
La maxi-bonifica: Prima di posare le reti, la parete è stata letteralmente sfoltita da alberature instabili e ceppaie marce. Dal pendio sono state rimosse ben 20 tonnellate di rifiuti accumulate nel tempo.
La gabbia d’acciaio: Il profilo della collina è stato rimodellato per uniformare l’inclinazione. Successivamente è stata stesa una speciale geostuoia antierosiva, sigillata da 1.940 metri quadrati di rete metallica ad alta resistenza, ancorata nella roccia grazie a 450 chiodature profonde.
Muri e asfalto nuovo: Alla base della scarpata è stato ricostruito il muretto di contenimento in blocchi di tufo ed è stato creato un cordolo di cemento per deviare i flussi di acqua piovana. Il cantiere si è chiuso con il totale rifacimento profondo dell’asfalto e delle caditoie per il drenaggio stradale.
Il commento tecnico: «Abbiamo privilegiato soluzioni di ingegneria naturalistica ed ecocompatibile, efficaci ma rispettose del delicato contesto paesaggistico delle ville storiche adiacenti», ha spiegato l’assessora Ornella Segnalini. «Restituiamo alla cittadinanza un’infrastruttura moderna e sicura, dimostrando che i contenziosi privati non possono più tenere in ostaggio la mobilità della nostra città».
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