Rivela un segreto d’ufficio il carabiniere che avvisa dell’ispezione in cantiere
Otto mesi di reclusione per rivelazione di segreti d’ufficio – con sospensione condizionale della pena – per il maresciallo Capo dei Carabinieri che avvisa l’imprenditore di un’imminente ispezione in cantiere. Invitandolo anche a tenere lontani i lavoratori irregolari. Per la Cassazione una condotta che svilisce la divisa, perché la “soffiata” del militare riguardava uno dei temi di maggiore impatto sociale: la sicurezza sul lavoro. Il reato commesso rivelava «l’assenza di scrupoli da parte di un soggetto che riveste un ruolo istituzionale», oltre che indicare l’intensità del dolo. Elementi che pesano di più della incensuratezza del ricorrente e dell’ammissione di responsabilità.
Nelle intercettazioni la frase è corpo del reato
Da qui la conferma di una pena considerata dalla difesa troppo severa. Non passa il tentativo del ricorrente di negare la possibilità di applicare la norma del segreto d’ufficio, per la divulgazione di una notizia che lui aveva appreso casualmente e non grazie al suo ruolo. Per la difesa non era possibile neppure utilizzare la frase intercettata, che inchiodava il maresciallo alle sue responsabilità: «Ho sentito per vie traverse, deve venire l’Asl domani». Una conversazione registrata nel corso di intercettazioni disposte per un altro procedimento. Per la Suprema corte però è ininfluente, perché la registrazione con la notizia data all’imprenditore doveva essere considerata corpo del reato.
L’ispezione congiunta Asl Carabinieri
Una nozione nella quale non rientrano solo le cose materiali, ma anche quelle immateriali, come la conversazione e il supporto che la contiene. Rispedito al mittente anche l’argomento relativo al fatto che il ricorrente non era il titolare del segreto in virtù del suo ufficio – condizione necessaria perché scatti il reato – ma lo aveva appreso casualmente. I giudici di merito avevano però già correttamente verificato – avverte la Corte – che l’ispezione programmata nei cantieri edili non era esclusiva dell’Azienda sanitaria locale competente. Tanto che il sopralluogo era avvenuto con un’azione congiunta portata a termine dagli ispettori della Asl con i carabinieri della stazione locale.
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