Marche

Ancona, ferisce un calciatore con una bottiglia e si vanta in un video. «Ora ho le cicatrici». Ecco cosa è successo

ANCONA «Perdonarlo? No, ho ancora le cicatrici. Non ho potuto giocare né lavorare per tre mesi. Potevo morire». Niente sconti per l’aggressore. Il calciatore di 26 anni, d’origine egiziana ma anconetano d’adozione, ha respinto al mittente le scuse formulate prima del processo dal giovane che, la sera del 27 maggio 2023, l’ha aggredito all’esterno di un kebab di piazza del Papa, colpendolo ad un fianco con una bottiglia rotta.

L’imputato è un 27enne marocchino che all’epoca era irregolare (il questore l’aveva punito con il Daspo urbano, cacciandolo dal centro per due anni) ma ora si è rifatto una vita a Palermo, dove lavora e si è sposato. «Loro erano in tre, ho avuto paura, mi sono difeso ma ho sbagliato, certe cose non si fanno», ha ammesso ieri davanti al giudice Martina Marinangeli il nordafricano, difeso dall’avvocato Alfonso Marra e accusato di lesioni aggravate e minacce.

Quella sera aveva bevuto, stava cenando nel negozio di kebab. È bastato un motivo banale («Passando mi hanno toccato il gomito, mi disturbavano») per far scattare la rissa. Sono volati pugni e sedie nel locale, i ragazzi sono stati allontanati dal titolare. Ma fuori, la violenza è proseguita.

«Lui ce l’aveva con un mio amico, che per la paura è scappato – ha riferito la vittima -. Siamo rimasti in due contro quel tipo che non conoscevo, ma parlava in arabo e lo capivamo. Non so cosa volesse, non gli abbiamo fatto niente, era ubriaco. È venuto due volte ad attaccarmi, io mi sono difeso. La terza, ha preso una bottiglia dal cestino dell’immondizia, l’ha rotta e poi mi ha colpito a un fianco».

Il racconto

Il calciatore, che ha trascorsi anche nell’Ancona, ricorda di essere stato soccorso dalla vigilanza privata, che all’epoca presidiava piazza del Papa, assediata dalle baby gang. «Ero pieno di sangue, stavo per perdere i sensi – ha riferito al giudice il 26enne -. Mi hanno portato all’ospedale. Il giorno dopo, mentre ero ricoverato, degli amici mi hanno inviato un video in cui quel tipo si vantava di avermi tagliato con una bottiglia. Diceva che avrebbe potuto uccidermi, in arabo». Il filmato è finito agli atti, dopo l’indagine condotta dalla polizia, insieme alle riprese della videosorveglianza di piazza del Papa. «Le scuse? Non le accetto, voglio solo giustizia», ha spiegato il calciatore in aula.

Anche l’imputato ha voluto essere ascoltato. Pur sottolineando che si è trovato da solo contro tre, ha ammesso di aver compiuto «un gesto sbagliato» nel raccogliere la bottiglia e colpire il 26enne. «Ero impaurito, ma non dovevo farlo», ha ribadito. Sul video che avrebbe prodotto il giorno successivo, in cui si sarebbe vantato dell’aggressione, non ha invece riferito nulla. Il processo è stato rinviato per la discussione al prossimo 6 novembre.




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